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GRANOCYTE 13 5F 13MUI/ML+5F1ML

Produttore: ITALFARMACO SPA
FARMACO OSPEDALIERO
USO OSPEDALIERO
Prezzo:

DENOMINAZIONE

GRANOCYTE 13 MILIONI UI/ML

CATEGORIA FARMACOTERAPEUTICA

Citochine.

PRINCIPI ATTIVI

13,4 milioni di Unita' Internazionali di lenograstim (rHuG-CSF) (equivalenti a 105 mcg) per ml dopo ricostituzione. Il lenograstim viene prodotto con tecnologia DNA ricombinante su cellule ovariche dell'hamster cinese (CHO). Eccipienti noti per avere un effetto o un'azione riconosciuti: fenilalanina.

ECCIPIENTI

Polvere: arginina, fenilalanina, metionina, mannitolo (E421), polisorbato 20, acido cloridrico diluito (per l'aggiustamento del pH). Solvente: acqua per preparazioni iniettabili.

INDICAZIONI

Riduzione della durata della neutropenia in pazienti (con neoplasia non mieloide) sottoposti a terapia mieloablativa, seguita da trapianto di midollo osseo (BMT), considerati ad aumentato rischio di neutropenia grave prolungata. Riduzione della durata della neutropenia grave e delle complicanze associate in pazienti sottoposti a schemi di chemioterapia citotossica associati ad una incidenza significativa di neutropenia febbrile. Mobilizzazione delle cellule progenitrici del sangue periferico (PBPC).

CONTROINDICAZIONI/EFF.SECONDAR

Il prodotto non deve essere somministrato a pazienti con ipersensibilita' nota al lenograstim o ad uno qualsiasi degli eccipienti. Non deveessere usato per aumentare l'intensita' della dose della chemioterapia citotossica al di la' del dosaggio stabilito e degli schemi posologici consueti, poiche' puo' ridurre la mielotossicita' ma non la tossicita' globale dei farmaci citotossici. Non deve essere somministrato contemporaneamente a chemioterapia citotossica. Non deve essere somministrato a pazienti con neoplasia mieloide diversa dalla leucemia mieloideacuta "de novo", a pazienti con leucemia mieloide acuta "de novo" sotto i 55 anni di eta' e/o a pazienti con leucemia mieloide acuta "de novo" con citogenetica favorevole, cioe' t(8;21), t(15;17) e inv. (16).

POSOLOGIA

La terapia deve essere somministrata solamente presso un centro oncologico e/o ematologico specializzato. Puo' essere somministrato per iniezione sottocutanea o per infusione endovenosa. La dose raccomandata e' 150 mcg (19,2 MIU) per m^2 al giorno, terapeuticamente equivalenti a5 mcg (0,64 MIU) per kg al giorno in caso di trapianto di cellule staminali periferiche o di midollo osseo, chemioterapia citotossica convenzionale, mobilizzazione delle PBPC dopo chemioterapia. Puo' essere utilizzato in pazienti con superficie corporea fino a 0,7 m^2. Per la mobilizzazione delle PBPC con il farmaco da solo, la dose raccomandata e' di 10 mcg (1,28 MIU) per kg al giorno. Negli adulti, in caso di trapianto di cellule staminali periferiche o di midollo osseo, somministrare quotidianamente alla dose raccomandata di 150 mcg (19,2 MIU) per m^2 al giorno in infusione endovenosa, della durata di 30 minuti, diluito in soluzione salina isotonica o sottoforma di iniezione sottocutanea. La prima dose non deve essere somministrata nelle 24 ore successive all'impianto di midollo osseo. La somministrazione deve essere continuata fino a che non venga superata l'attesa concentrazione minima di neutrofili (nadir) e la conta degli stessi non sia rientrata in limiti stabili compatibili con l'interruzione del trattamento, fino a un massimo, se necessario, di 28 giorni consecutivi di terapia. Si prevede cheentro 14 giorni dal trapianto di midollo osseo nel 50% dei pazienti si raggiunga un normale livello di neutrofili. In corso di chemioterapia citotossica convenzionale il prodotto alla dose raccomandata di 150 mcg (19,2 MIU) per m^2 al giorno dev'essere somministrato quotidianamente per iniezione sottocutanea. La prima dose non deve essere somministrata nelle 24 ore successive alla chemioterapia citotossica. La somministrazione quotidiana deve essere continuata fino a che non venga superato l'atteso nadir e la conta dei neutrofili non abbia raggiunto valori stabili compatibili con la cessazione del trattamento, fino ad un massimo, se necessario, di 28 giorni consecutivi di terapia. Anche se si puo' verificare un incremento transitorio dei neutrofili entro i primi due giorni di terapia, il trattamento non deve essere interrotto poiche' si osserva generalmente una comparsa piu' precoce del nadir ed un piu' rapido ritorno alla norma con la continuazione del trattamento. Nella mobilizzazione delle cellule progenitrici del sangue periferico (PBPC) dopo chemioterapia, somministrare quotidianamente alla dose raccomandata di 150 mcg (19,2 MIU) per m^2 al giorno per iniezione sottocutanea entro un periodo di 1 - 5 giorni dopo il completamento della chemioterapia, in accordo al regime chemioterapico somministrato per la mobilizzazione. Somministrare fino all'ultima leucoaferesi. Le leucoaferesi devono essere effettuate nel periodo successivo al nadir, quando la conta leucocitaria e' in aumento, o dopo la determinazione del contenuto di cellule CD34^+ nel sangue con un metodo convalidato. Nei pazienti che non hanno ricevuto una chemioterapia intensiva, spesso e' sufficiente una singola leucoaferesi per ottenere una raccolta minima accettabile (>= 2,0 x 10^6 CD34^+ cellule per kg). Nella mobilizzazione di PBPC con il prodotto usato da solo, somministrare quotidianamentealla dose raccomandata di 10 mcg (1,28 MIU) per kg al giorno come iniezione sottocutanea per 4-6 giorni. La leucoaferesi deve essere effettuata tra il quinto e il settimo giorno. Nei pazienti che non hanno ricevuto una chemioterapia intensiva, spesso e' sufficiente una singola leucoaferesi per ottenere una raccolta minima accettabile (>= 2,0 x 10^6 CD34^+ cellule per kg). Nei donatori sani una dose giornaliera di 10mcg/kg somministrata per via sottocutanea per 5-6 giorni permette unaraccolta di cellule CD34^+ >= 3 x 10^6 /kg di peso corporeo, con una singola leucoaferesi nell'83% dei soggetti e con due leucoaferesi nel 97% dei soggetti. Negli studi clinici e' stato incluso un piccolo numero di pazienti con eta' fino a 70 anni ma non sono stati condotti studi mirati nell'anziano e quindi non si possono raccomandare dosi specifiche. La sicurezza e l'efficacia sono state verificate in pazienti coneta' maggiore di due anni nel trapianto di midollo osseo.

CONSERVAZIONE

Non conservare a temperatura superiore ai 30 gradi C. Non congelare.

AVVERTENZE

I fattori di stimolazione delle colonie granulocitarie possono stimolare la crescita delle cellule mieloidi in vitro; effetti simili sono stati osservati, sempre in vitro, in alcune cellule non mieloidi. Non usare nei pazienti con mielodisplasia o leucemia mieloide acuta secondaria, o leucemia mieloide cronica non sono state stabilite. Porre cautela nel distinguere la diagnosi di trasformazione blastica della leucemia mieloide cronica dalla leucemia mieloide acuta. Porre cautela nel suo impiego in tutte le condizioni pre-neoplastiche mieloidi. Alcuni tumori con caratteristiche non specifiche possono in casi eccezionali esprimere un recettore G-CSF: porre attenzione con inattese recidive di tumori, osservate in concomitanza con la terapia con rHuG-CSF. Una conta leucocitaria superiore a 50x10^9/l in pazienti trattati con 5 mcg/kg/die non e' stata osservata dopo il trapianto di midollo osseo, mentre e' stata osservata in pazienti sottoposti a chemioterapia citotossica. A causa dei rischi potenziali associati ad una grave leucocitosi, effettuare la conta dei globuli bianchi ad intervalli regolari durante la terapia. Se il numero dei leucociti supera i 50x10^9 /l dopo l'atteso nadir o se durante la mobilizzazione delle PBPC, la conta aumenta avalori > 70 x 10^9 /l, interrompere il farmaco. Dopo somministrazionedi G-CSF, sono stati riportati rari eventi avversi a livello polmonare, in particolare polmonite interstiziale. I pazienti con una recente storia di infiltrati polmonari o polmonite possono essere ad alto rischio. La comparsa di sintomi polmonari o segni come tosse, febbre e dispnea, in associazione a segni radiologici di infiltrati polmonari ed il peggioramento delle funzioni polmonari possono essere segni preliminari della sindrome da distress respiratorio acuto (ARDS): interrompereil farmaco e somministrare un trattamento adeguato. Nel trapianto di cellule staminali periferiche o di midollo osseo porre cautela al recupero delle piastrine, dato che negli studi clinici in doppio cieco controllati con placebo la media della conta piastrinica era piu' bassa nei pazienti trattati con il farmaco rispetto a quelli trattati con placebo. L'effetto sull'incidenza e gravita' della malattia "Graft vs Host" acuta e cronica non e' stato stabilito. In chemioterapia citotossica convenzionale l'uso non e' raccomandato tra le 24 ore precedenti e le 24 ore successive la fine della chemioterapia. Non e' stata stabilita la sicurezza dell'uso con agenti antineoplastici caratterizzati da mielotossicita' cumulativa o predominante sulle piastrine: la somministrazione potrebbe aumentare la loro tossicita', in particolare verso lepiastrine. Non usare per ridurre al di sotto dei limiti stabiliti gliintervalli fra cicli di chemioterapia e/o per incrementare la dose dei chemioterapici. La tossicita' a carico delle cellule non mieloidi harappresentato un fattore limitante negli studi di fase II di intensificazione della chemioterapia. La mobilizzazione delle PBPC nel sangue periferico e' stata superiore quando veniva usato dopo chemioterapia rispetto a quando veniva usato da solo. La scelta tra i due metodi di mobilizzazione dovrebbe essere effettuata in relazione agli obiettivi globali del trattamento per ogni singolo paziente. I pazienti che sono stati sottoposti a terapia mielosoppressiva intensiva e/o a radioterapia, potrebbero non mostrare una mobilizzazione delle PBPC sufficiente per raggiungere la raccolta minima accettabile e quindi un recupero ematologico adeguato. Definire il programma di trapianto di PBPC nelle fasi iniziali del trattamento e porre cautela al numero di PBPC mobilizzate prima della somministrazione di chemioterapia ad alte dosi. Se laraccolta e' bassa, sostituire il trapianto di PBPC con altre forme ditrattamento. Porre cautela al metodo di quantificazione delle celluleprogenitrici raccolte, poiche' i risultati dell'analisi delle celluleCD34^+ ottenuti con la citometria a flusso variano da laboratorio a laboratorio. La raccolta minima di cellule CD34^+ non e' ben definita. La raccomandazione di una raccolta minima di CD34^+ >= 2,0x10^6 cellule /kg si basa su dati di letteratura, al fine di ottenere una adeguataricostituzione ematologica. Raccolte di CD34^+ >= 2,0 x 10^6 cellule/kg sono associate a recupero piu' rapido, compreso quello delle piastrine, mentre raccolte piu' basse determinano un recupero piu' lento. Indonatori sani considerare la mobilizzazione delle cellule progenitrici del sangue periferico, procedura che non porta a diretti benefici sulla popolazione sana, solo nell'ambito delle delimitazioni previste dalla legge, in accordo con le normative locali per le donazioni di midollo osseo, quando applicabili. Questa procedura non e' raccomandata indonatori di eta' > 60 anni, non considerare i donatori minorenni. Valutare la procedura di mobilizzazione delle PBPC per donatori che rientrano nei criteri clinici e di laboratorio di idoneita' alla donazione di midollo osseo, specialmente in riferimento ai normali valori ematologici. E' stata osservata leucocitosi. E' stata osservata trombocitopenia correlata all'aferesi e valori < 50 x 10^9/l dopo leucoaferesi, tutti reversibili, senza eventi avversi correlati. Non condurre la leucoaferesi in donatori trattati con anticoagulanti o con noti difetti dell'emostasi. Se e' necessaria piu' di una leucoaferesi, porre cautela nei donatori con piastrine < 100 x 10^9 /l prima dell'aferesi; non effettuare le aferesi con piastrine sono < 75 x 10^9 /l. Se possibile non inserire un catetere venoso centrale, tenendo in considerazione, nellaselezione dei donatori, la facilita' di accesso venoso. Fino a sei anni non sono stati riportati postumi a lungo termine. Tuttavia vi e' ilrischio di sviluppare un clone mieloide maligno. Nei riceventi di cellule staminali periferiche allogeniche mobilizzate con il prodotto il trapianto di cellule staminali allogeniche puo' essere associato ad unaumentato rischio di GVH cronico ed i dati a lungo termine sulla funzionalita' del trapianto sono scarsi. Non si hanno dati sufficienti sulla sicurezza ed efficacia in pazienti con grave deficit della funzionerenale od epatica. Nei pazienti con cellule progenitrici mieloidi sostanzialmente ridotte di numero, la risposta dei neutrofili e' talvoltaridotta e la sicurezza non e' stata accertata. Sono stati osservati casi comuni ma generalmente asintomatici di splenomegalia e casi molto rari di rottura della milza sia nei donatori sani che nei pazienti in seguito a somministrazione di fattori stimolanti le colonie granulocitarie (G-CSF). Monitorare le dimensioni della milza. Nel caso vengano riportati dolori alla parte superiore sinistra dell'addome o dolore alla punta valutare una diagnosi di rottura della milza. Contiene fenilalanina, che puo' essere dannosa per le persone affette da fenilchetonuria.

INTERAZIONI

Data la sensibilita' alla chemioterapia citotossica delle cellule mieloidi che si moltiplicano rapidamente, l'uso del prodotto non e' raccomandato nel periodo compreso fra le 24 ore precedenti e le 24 ore successive la fine della chemioterapia. Possibili interazioni con altri fattori di crescita emopoietici e citochine devono essere ancora studiate mediante specifiche ricerche cliniche.

EFFETTI INDESIDERATI

Nel trapianto di cellule staminali periferiche o di midollo osseo In studi clinici in doppio cieco controllati verso placebo, la media della conta delle piastrine e' risultata piu' bassa nei pazienti trattati con il prodotto rispetto ai pazienti trattati con placebo, senza un aumento dell'incidenza di reazioni avverse di tipo emorragico e il numero mediano di giorni tra il trapianto di midollo osseo e l'ultima trasfusione di piastrine e' risultato simile nei due gruppi. Nel trapianto di cellule staminali periferiche o di midollo osseo e nella neutropenia da chemioterapia i piu' frequenti eventi avversi segnalati in studi clinici (15%) sono stati gli stessi nei pazienti trattati sia con il prodotto che con placebo. Gli eventi avversi sono stati quelli generalmente rilevati durante i regimi di condizionamento e durante chemioterapia nei pazienti tumorali. Gli eventi avversi riportati piu' di frequente sono stati infezioni/infiammazione della cavita' orale, sepsi e infezioni, febbre, diarrea, dolore addominale, vomito, nausea, rash, alopecia, e cefalea. Frequenza delle reazioni avverse rilevata negli studi clinici e da dati di post-marketing: molto comune (>=10%), comune (>=1/100 e <1/10), non comune (>=1/1000 e <=1/100), raro (>=1/10000 e <=1/1000), molto raro (<=1/10000), non nota (la frequenza non puo' essere definita sulla base dei dati disponibili). Esami diagnostici. Molto comune: valori elevati di LDH. Patologie del sistema emolinfopoietico.Molto comune: leucocitosi, trombocitopenia. Comune: aumento del volume della milza. Molto raro: rottura della milza (sia nei volontari saniche nei pazienti in trattamento con G-CSF). Patologie del sistema nervoso. Molto comune: cefalea, astenia. Patologie respiratorie, toraciche e mediastiniche. Raro: edema polmonare (alcuni dei casi respiratori segnalati hanno causato insufficienza respiratoria o sindrome da distress respiratorio acuto (ADRS) che possono essere fatali), polmonite interstiziale, infiltrati polmonari, fibrosi polmonare. Patologie gastrointestinali. Comune: dolore addominale. Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo. Molto raro: vasculiti cutanee, sindrome di Sweet, eritema nodoso, pioderma gangrenoso, sindrome di Lyell. La sindrome di Sweet, l'eritema nodoso e il pioderma gangrenoso sono stati descritti principalmente nei pazienti con tumori maligni ematologici, una condizione nota per essere associata a dermatosi neutrofila, ma anche nei pazienti con neutropenia non correlata al tumore. Patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivo. Molto comune: dolore osseo, dolore alla schiena. Comune: dolore (il rischio che si presenti dolore aumenta nei soggetti con valori alti dei globuli bianchi, specialmente se i globuli bianchi sono >= 50x10^9 /l). Patologie sistemiche e condizioni relative alla sede di somministrazione. Comune: reazioni nel sito d'iniezione. Disturbi del sistema immunitario. Molto comune: reazione allergica, shock anafilattico. Patologie epatobiliari. Molto comune: valori elevati di ASAT/ALAT (e' stato osservato aumento transitorio di ASAT e/o ALAT. In molti casi le anomalie della funzionalita' epatica sono migliorate dopo interruzione di lenograstim), valori elevati di fosfatasi alcalina.

GRAVIDANZA E ALLATTAMENTO

Non ci sono dati adeguati sull'uso di lenograstim in donne gravide. Gli studi nell'animale hanno mostrato tossicita' riproduttiva. Il potenziale rischio nell'uomo e' sconosciuto. Il prodotto non deve essere usato durante la gravidanza se non strettamente necessario. Non e' noto se lenograstim venga escreto nel latte materno. L'escrezione di lenograstim nel latte non e' stata studiata negli animali. L'allattamento alseno dovrebbe essere interrotto durante la terapia.

Codice: 028686071
Codice EAN:
Codice ATC: L03AA10
  • Farmaci antineoplastici ed immunomodulatori
  • Immunostimolanti
  • Fattori di stimolazione delle colonie
  • Lenograstim
Temperatura di conservazione: non superiore a +30 gradi, non congelare
Forma farmaceutica: POLVERE E SOLVENTE PER SOLUZIONE INIETTABILE
Scadenza: 30 MESI
Confezionamento: FIALA