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PEGASYS SC SIR 0,5ML 180MCG+AG

Produttore: ROCHE SPA
FARMACO MUTUABILE
RICETTA MEDICA RIPETIBILE
Prezzo:

DENOMINAZIONE

PEGASYS.

CATEGORIA FARMACOTERAPEUTICA

Sostanza ad azione immunostimolante/citochina.

PRINCIPI ATTIVI

Peginterferone alfa-2a.

ECCIPIENTI

Sodio cloruro, polisorbato 80, alcool benzilico (10 mg/1 ml), sodio acetato, acido acetico, acqua per preparazioni iniettabili.

INDICAZIONI

Epatite cronica B: il farmaco e' indicato per il trattamento di pazienti adulti affetti da epatite cronica B HBeAg-positiva o HBeAg-negativa, con malattia epatica compensata ed evidenza di replicazione virale,livelli di ALT aumentati e infiammazione e/o fibrosi epatica istologicamente provata. Epatite cronica C: il farmaco e' indicato per il trattamento di pazienti adulti affetti da epatite cronica C e positivi perHCV-RNA sierico, inclusi i pazienti con cirrosi compensata e/o coinfettati dal virus HIV clinicamente stabile. Il trattamento ottimale nei pazienti con epatite cronica C e' in associazione con ribavirina. La associazione del farmaco e ribavirina e' indicata nei pazienti mai trattati in precedenza e nei pazienti che abbiano fallito un precedente trattamento con interferone alfa (pegilato o non pegilato) in monoterapia o in terapia di associazione con ribavirina. La monoterapia e' indicata principalmente in caso di intolleranza o controindicazione alla ribavirina.

CONTROINDICAZIONI/EFF.SECONDAR

Ipersensibilita' al principio attivo, agli interferoni alfa o ad uno qualsiasi degli eccipienti. Epatite autoimmune, disfunzione epatica severa o cirrosi epatica scompensata, neonati e bambini fino a 3 anni, per la presenza di alcool benzilico come eccipiente. Ananmesi di pregressa malattia cardiaca severa, compresa malattia cardiaca instabile o non controllata nei sei mesi precedenti. L'inizio del trattamento e' controindicato in pazienti con HIV-HCV che presentino cirrosi e punteggio di Child-Pugh >= 6. Per le controindicazioni relative alla ribavirina, quando il farmaco deve essere utilizzato in associazione con ribavirina, occorre fare riferimento anche al riassunto delle caratteristiche del prodotto (RCP) della ribavirina.

POSOLOGIA

Epatite cronica B: il dosaggio e la durata del farmaco raccomandati per il trattamento dell'epatite cronica B e' 180 mcg una volta alla settimana per 48 settimane mediante somministrazione sottocutanea nell'addome o nella coscia. Epatite cronica C in pazienti mai trattati in precedenza: il dosaggio raccomandato e' 180 mcg una volta alla settimana mediante somministrazione sottocutanea nell'addome o nella coscia, siain associazione con ribavirina orale sia come monoterapia. La dose diribavirina deve essere somministrata a stomaco pieno. La durata dellaterapia di associazione con ribavirina per l'epatite cronica C dipende dal genotipo virale. I pazienti infettati dall'HCV con genotipo 1 che hanno HCV RNA rilevabile alla settimana 4, indipendentemente dalla carica virale pre-trattamento devono essere trattati per 48 settimane. I pazienti che presentano un'infezione da HCV di genotipo 2 o 3 e che mostrano livelli rilevabili di HCV-RNA alla settimana 4, indipendentemente dalla carica virale pre-trattamento, devono ricevere 24 settimanedi terapia. Un trattamento di 16 settimane puo' essere preso in considerazione in pazienti selezionati che presentano un'infezione con genotipo 2 o 3 con LVL al basale, che diventano HCV-negativi entro la settimana 4 di trattamento e rimangono HCV-negativi entro la settimana 16.Deve essere considerata con maggior cautela la riduzione della duratadel trattamento in pazienti infettati con genotipo 2 o 3 con HVL al basale, che diventano HCV-negativi entro la settimana 4, in quanto questa puo' avere un impatto significativamente negativo sulla risposta virologica sostenuta. Dosi raccomandate per la terapia di associazione per pazienti con HCV. Genotipo 1 LVL con RVR dose farmaco 180 mcg <75 kg = 1000 mg di ribavirina per 24 o 48 settimane, >= 75 kg = 1200 mg per 24 o 48 settimane; genotipo 1 HVL con RVR 180 mcg <75 kg = 1000 mg o>=75 kg = 1200 mg per 48 settimane; genotipo 4 con RVR 180 mcg <75 kg= 1000 mg o >= 75 kg = 1200 mg per 24 o 48 settimane; genotipo 1 o 4 senza RVR 180 mcg <75 kg = 1000 mg o >=75 kg = 1200 mg per 48 settimane; genotipo 2 o 3 senza RVR 180 mcg 800 mg per 24 settimane; genotipo 2 o 3 LVL con RVR 180 mcg 800 mg per 16 o 24 settimane; genotipo 2o 3 HVL con RVR 180 mcg 800 mg per 24 settimane. Epatite cronica C in pazienti trattati in precedenza: la dose del farmaco raccomandata in associazione con ribavirina e' 180 mcg una volta alla settimana per somministrazione sottocutanea. Ai pazienti di peso <75 kg e >=75 kg, devono essere somministrati ogni giorno rispettivamente 1000 mg e 1200 mg di ribavirina. I pazienti che presentano livelli virali rilevabili alla settimana 12 devono interrompere la terapia. La durata totale raccomandata di trattamento e' di 48 settimane. Se i pazienti infettati con genotipo virale 1, non responsivi al precedente trattamento con PEG-IFN e ribavirina, sono stati considerati per il trattamento, la durata totale raccomandata di terapia e' di 72 settimane. Il dosaggio raccomandatoin monoterapia o in associazione con 800 milligrammi di ribavirina, e' di 180 mcg per via sottocutanea una volta alla settimana per 48 settimane, indipendentemente dal genotipo. Un valore predittivo negativo simile si e' osservato in pazienti con coinfezione da HIV-HCV trattati con il farmaco in monoterapia o in associazione con ribavirina. In pazienti con coinfezione da HIV-HCV con genotipo 1 e genotipo 2/3 trattati con terapia di associazione sono stati osservati valori predittivi positivi del 45% e del 70% rispettivamente. Predittivita' di risposta edi non risposta in pazienti trattati in precedenza: nei pazienti non responsivi ritrattati per 48 o 72 settimane, una soppressione virale alla settimana 12 ha dimostrato di essere predittiva di una risposta virologica sostenuta. Per pazienti con valori della conta assoluta dei neutrofili (CAN) < 500/mm^3 il trattamento deve essere sospeso fino a quando i valori di CAN non siano ritornati a > 1000/mm^3. La terapia deve inizialmente essere ripresa con 90 mcg e la conta dei neutrofili monitorata. La ribavirina deve essere ridotta a 600 milligrammi/die se si verificano le seguenti condizioni: un calo dell'emoglobina compreso tra < 10 g/dl e >= 8,5 g/dl in un paziente senza significativa malattia cardiovascolare, o un calo dell'emoglobina >= 2 g/dl in un periodo di 4 settimane di trattamento in un paziente con malattia cardiovascolare stabile. La ribavirina deve essere interrotta se si verificano le seguente condizioni: paziente senza significativa malattia cardiovascolare che presenti un calo dell'emoglobina < 8,5 g/dl, paziente con malattia cardiovascolare stabile che mantiene valori di emoglobina < 12 g/dl nonostante 4 settimane con dose ridotta. Aggiustamento posologico aseguito di reazioni avverse. In caso di intolleranza alla ribavirina,continuare il trattamento con il farmaco in monoterapia. Le fluttuazioni nelle anormalita' dei test di funzionalita' epatica sono comuni nei pazienti con epatite cronica C. Come con altri interferoni alfa, sono stati osservati aumenti nei livelli delle ALT sopra i livelli basaliin pazienti trattati con il farmaco, inclusi i pazienti con una risposta virologica. Negli studi clinici sull'epatite cronica C, casi isolati di incremento delle ALT, che si sono risolti senza modificazioni della dose, sono stati osservati in 8 su 451 pazienti trattati con la terapia di associazione. Se l'aumento delle ALT e' progressivo o persistente, la dose deve essere ridotta inizialmente a 135 mcg. Nei pazientiaffetti da epatite cronica B, incrementi transitori delle ALT talvolta maggiori di 10 volte il limite superiore della norma non sono rari epossono riflettere l'eliminazione da parte del sistema immunitario. Il trattamento non deve normalmente essere iniziato in caso di ALT > 10volte il limite superiore della norma. >>Anziani: in caso di terapia con questo farmaco nei pazienti anziani non sono necessari aggiustamenti della dose raccomandata di 180 mcg una volta alla settimana. >>Bambini e adolescenti: sono disponibili solo dati limitati di sicurezza e di efficacia nei bambini e negli adolescenti. Il farmaco e' controindicato nei neonati e nei bambini fino a 3 anni di eta' per la presenza di alcool benzilico come eccipiente. Nei pazienti con malattia renale allo stadio terminale, deve essere utilizzata una dose inizale di 135 mcg. Indipendentemente dalla dose iniziale o dal grado dell'insufficienza renale, i pazienti devono essere monitorati e deve essere effettuata un'appropriata riduzione della dose durante il trattamento se si verificano reazioni avverse. Valutazione modificata.

CONSERVAZIONE

Conservare in frigorifero ad una temperatura compresa fra i 2 gradi Ce gli 8 gradi C. Non congelare. Tenere la siringa preriempita nell'imballaggio esterno per proteggere il medicinale dalla luce.

AVVERTENZE

Durante il trattamento ed anche nel periodo di follow-up di 6 mesi dopo il termine del trattamento, in alcuni pazienti sono stati osservatieventi avversi gravi a carico del SNC, in particolare depressione, manie suicide e tentativo di suicidio. Se i sintomi psichiatrici persistono o peggiorano, o si manifestano manie suicide, si raccomanda di interrompere la terapia e di monitorare il paziente con un adeguato intervento di tipo psichiatrico. Qualora il trattamento sia ritenuto necessario in pazienti che presentino o abbiano avuto una storia di gravi affezioni psichiatriche, esso deve essere iniziato soltanto a seguito diuna adeguata diagnosi individuale e del trattamento dell'affezione psichiatrica in questione. Tutti i pazienti sono stati sottoposti a biopsia epatica prima di essere inclusi negli studi sull'epatite cronica C, ma in alcuni casi il trattamento puo' essere possibile senza una conferma istologica. Il farmaco e' controindicato nei neonati o bambini di eta' inferiore a 3 anni per la presenza di alcool benzilico come eccipiente. Prima di iniziare la terapia, e' raccomandata per tutti i pazienti l'esecuzione di test di laboratorio standard ematologici e biochimici. I test ematologici devono essere ripetuti dopo 2 e 4 settimane e quelli biochimici devono essere effettuati dopo 4 settimane. Negli studi clinici il trattamento e' stato associato ad una diminuzione sia dei globuli bianchi totali sia della conta assoluta dei neutrofili, che inizia di solito entro le prime 2 settimane di trattamento. Il trattamento e' stato associato a diminuzioni nella conta piastrinica, che e' ritornata a livelli pre-trattamento nel periodo di osservazione successivo al trattamento. L'impiego della terapia di associazione con il farmaco e ribavirina in pazienti affetti da epatite cronica C risultati non responsivi a un precedente trattamento non e' stata studiata in modo adeguato in pazienti che hanno interrotto la terapia precedente per eventi avversi di natura ematologica. Sono stati riportati con l'uso di interferoni alfa, anormalita' della funzionalita' tiroidea o peggioramento dei disturbi tiroidei preesistenti. Il trattamento puo' essere iniziato o continuato nei casi in cui i livelli di TSH possono essere mantenuti nell'intervallo di normalita' mediante trattamento farmacologico. Come con altri interferoni, con il farmao si sono osservati ipoglicemia, iperglicemia e diabete mellito. Sistema cardiovascolare: ipertensione, aritmie sopraventricolari, scompenso cardiaco congestizio, dolore toracico e infarto miocardico sono stati associati alle terapie con interferone alfa. Nei pazienti con pre-esistenti anormalita' cardiache si raccomanda un controllo elettrocardiografico prima dell'inizio del trattamento. In pazienti con malattia cardiovascolare, l'anemia puo' rendere necessaria una riduzione della dose o l'interruzione del trattamento con ribavirina. Nell'epatite cronica B esacerbazioni della malattia durante la terapia non sono rare e sono caratterizzate da transitori e potenzialmente significativi incrementi dei livelli sierici di ALT. Durante la terapia con interferone alfa sono state raramente osservate reazioni di ipersensibilita' acute e serie. In questo caso, la terapia deve essere interrotta e deve essere istituita immediatamente una terapia medica appropriata. Durante il trattamento con interferoni alfa e' stato segnalato lo sviluppo di autoanticorpi e di disturbi autoimmuni. I pazienti che presentano segni o sintomi compatibili con i disturbi autoimmuni devono esssere valutati con cautela e deve essere rivalutato il rapporto rischio-beneficio della terapia continuatacon interferone. In pazienti affetti da epatite cronica C trattati con interferone sono stati riportati casi di sindrome di Voght-Koyanagi-Harada (VKH). Questa sindrome e' un disordine infiammatorio granulomatoso che colpisce gli occhi, il sistema uditivo, le meningi e la cute. Mentre la febbre puo' essere associata alla sindrome simil-influenzalecomunemente riportata durante la terapia con interferone, altre causedi febbre persistente, in particolare infezioni gravi, devono essere escluse, in particolare in pazienti con neutropenia. Infezioni gravi esepsi sono state descritte durante il trattamento con alfa-interferoni. In questi casi deve essere iniziata immediatamente una terapia anti-infettiva appropriata e deve essere presa in considerazione la sospensione della terapia. Con il farmaco sono stati segnalati rari casi di retinopatia, che comprendevano emorragia retinica, essudati cotonosi, papilledema, neuropatia ottica e ostruzione della vena o dell'arteria retinica, che possono portare a perdita dell'acuita' visiva. Ogni paziente con diminuzione o perdita dell'acuita' visiva deve sottoporsi ad un esame oftalmologico immediato e completo. I pazienti con disturbi oftalmologici preesistenti devono essere sottoposti ad esami oftalmologici periodici durante la terapia. L'uso di interferoni alfa e' stato associato a esacerbazione o scatenamento di psoriasi e sarcoidosi. Il farmaco deve essere usato con cautela in pazienti con psoriasi e nei casi di comparsa o peggioramento di lesioni psoriasiche deve essere considerata l'interruzione della terapia. La sicurezza e l'efficacia del trattamento non sono state determinate in pazienti sottoposti a trapianto di fegato. I pazienti coinfetti con HIV e trattati con terapia HAART presentano un aumentato rischio di sviluppare acidosi lattica. I pazienti coinfetti con un grado avanzato di cirrosi e trattati con terapia HAART presentano anche un aumentato rischio di scompenso epatico ed eventualmente morte quando trattati con ribavirina in associazione coninterferoni. Le variabili al basale che possono essere associate a scompenso epatico in pazienti cirrotici coinfettati comprendono: aumentodella bilirubina sierica, diminuzione dell'emoglobina, aumento della fosfatasi alcalina o diminuzione della conta piastrinica e trattamentocon didanosina. L'uso concomitante di ribavirina e zidovudina non e' raccomandato a causa di un aumentato rischio di anemia. Disordini dentali e periodontali, che possono portare alla perdita dei denti, sono stati riportati in pazienti trattati con il farmaco e ribavirina in associazione. Inoltre, la xerostomia puo' indurre un effetto dannoso sui denti e sulle membrane mucose della bocca, durante schemi terapeutici prolungati con l'associazione del farmaco e ribavirina. I pazienti devono lavare i propri denti energicamente due volte al giorno e sottoporsi a regolari visite di controllo dentali.

INTERAZIONI

Sono stati effettuati studi di interazione solo negli adulti. La somministrazione del farmaco da 180 mcg una volta alla settimana per 4 settimane in soggetti maschi sani non ha evidenziato alcun effetto sui profili farmacocinetici di mefentoina, dapsone, debrisochina e tolbutamide; cio' suggerisce che il farmaco non ha effetti sull'attivita' metabolica in vivo degli isoenzimi 3A4, 2C9, 2C19 e 2D6 del citocromo P450.Nello stesso studio, e' stato osservato un aumento del 25% nell'AUC della teofillina e questo dimostra che il farmaco e' un inibitore dell'attivita' del citocromo P450 1A2. Le concentrazioni sieriche di teofillina devono essere monitorate e occorre prevedere un appropriato aggiustamento della dose di teofillina in pazienti che assumono contemporaneamente teofillina e il farmaco. L'interazione tra teofillina e il farmaco e' probabilmente massima dopo piu' di 4 settimane di terapia. In uno studio di farmacocinetica su 24 pazienti con infezione da HCV che ricevevano in concomitanza una terapia di mantenimento con metadone, il trattamento con il farmaco da 180 mcg s.c. una volta alla settimana per 4 settimane era associato a livelli medi di metadone che erano dal10 al 15% piu' elevati rispetto al basale. Il significato clinico di questa condizione e' sconosciuto; tuttavia i pazienti devono essere monitorati per la comparsa di segni e sintomi di tossicita' da metadone.Specialmente in pazienti ad alte dosi di metadone, si deve considerare il rischio di un allungamento dell'intervallo QT. La ribavirina, essendo dotata di un effetto inibitorio sull'inosina monofosfato deidrogenasi, puo' interferire con il metabolismo dell'azatioprina comportandopossibilmente un accumulo di 6-metiltioinosina monofosfato, che e' stato associato a mielotossicita' in pazienti trattati con azatioprina. L'utilizzo di peginterferone alfa-2a e ribavirina in associazione ad azatioprina deve essere evitato. In casi singoli, dove il beneficio della somministrazione contemporanea di ribavirina e azatioprina supera irischi potenziali, e' raccomandato che venga effettuato uno stretto monitoraggio ematologico durante l'uso concomitante di azatioprina, peridentificare i segni di mielotossicita'; in questo caso il trattamento con questi farmaci deve essere interrotto. Uno studio clinico che havalutato l'associazione di telbivudina 600 mg al giorno con interferone pegilato alfa-2a 180 mcg una volta alla settimana per via sottocutanea per il trattamento dell'HBV, indica che la combinazione e' associata ad un aumentato rischio di sviluppare neuropatia periferica. Il meccanismo alla base di questi eventi non e' noto; quindi la co-somministrazione di telbivudina e altri interferoni (pegilati o standard) puo' anche comportare un rischio eccessivo. Inoltre, il beneficio dell'associazione di telbivudina con interferone alfa (pegilato o standard) none' attualmente stabilito. Non e' stata osservata alcuna prova apparente di interazioni farmacologiche in 47 pazienti con coinfezione da HIV-HCV che hanno completato un sottostudio farmacocinetico della durata di 12 settimane allo scopo di esaminare l'effetto della ribavirina sulla fosforilazione intracellulare di alcuni inibitori nucleosidici della trascrittasi inversa. Tuttavia, dato l'elevato grado di variabilita', gli intervalli di confidenza risultavano piuttosto ampi. L'esposizione plasmatica della ribavirina non sembrava influenzata dalla somministrazione concomitante degli inibitori nucleosidici della trascrittasi inversa (NRTI). La somministrazione concomitante di ribavirina e didanosina non e' raccomandata. L'esposizione a didanosina o al suo metabolita attivo aumenta in vitro in caso di somministrazione concomitante di ribavirina. In seguito all'uso di ribavirina, sono stati segnalati casi di insufficienza epatica fatale e di neuropatia periferica, pancreatite ed iperlattacidemia sintomatica/acidosi lattica. E' stato riportato un peggioramento dell'anemia dovuto alla ribavirina quando la zidovudina e' parte del regime utilizzato per trattare l'HIV, sebbene l'esatto meccanismo debba ancora essere chiarito. L'uso concomitante di ribavirina e zidovudina non e' raccomandato a causa di un aumentato rischio di anemia. Occorre prendere in considerazione la possibilita' di sostituire la zidovudina in un regime di associazione ART se questo e' gia' in corso. Questo e' particolarmente importante in pazienti con anamnesi di anemia indotta da zidovudina.

EFFETTI INDESIDERATI

Epatite cronica C: la frequenza e la gravita' delle reazioni avverse piu' comunemente segnalate sono simili a quelle segnalate con interferone alfa-2a. La frequenza della maggior parte delle reazioni avverse riportate e' stata notevolmente inferiore nei pazienti affetti da epatite cronica B trattati con il farmaco in monoterapia rispetto ai pazienti affetti da HCV trattati con il farmaco in monoterapia. Epatite cronica C in pazienti precedentemente non responsivi: nel complesso il profilo di sicurezza in associazione con ribavirina in pazienti precedentemente non responsivi e' stato simile a quello dei pazienti mai trattati in precedenza. Epatite cronica C e coinfezione da HIV: in pazienti con coinfezione da HIV-HCV, i profili clinici degli eventi avversi riportati in seguito al trattamento, in monoterapia o in associazione conribavirina, erano simili a quelli osservati in pazienti monoinfettatida HCV. Effetti indesiderati segnalati con il farmaco in monoterapia in pazienti affetti da epatite cronica B o epatite cronica C e con il farmaco in associazione con ribavirina per pazienti con epatite cronica C. >>Infezioni e infestazioni. Comuni: infezioni delle vie aeree superiori, bronchite, candidosi orale, herpes simplex, infezioni micotichem virali e batteriche. Non comuni: polmonite, infezione cutanea. Rari: endocardite, otite esterna. >>Tumori benigni e maligni. Non comuni: tumore epatico. >>Patologie del sistema emolinfopoietico. Comuni: trombocitopenia, anemia, linfodenopatia. Rari: pancitopenia. Molto rari: anemia aplastica. >>Disturbi del sistema immunitario. Non comuni: sarcoidosi, tiroidite. Rari: anafilassi, lupus eritematoso sistemico, artrite reumatoide. Molto rari: porpora trombocitopenica, idiopatica o trombotica. >>Patologie endocrine. Comuni: ipotiroidismo, ipertiroidismo. Non comuni: diabete. Rari: chetoacidosi diabetica. >>Disturbi del metabolismo e della nutrizione. Molto comuni: anoressia. Non comuni: disidratazione. >>Disturbi psichiatrici. Molto comuni: depressione, ansia, insonnia. Comuni: disturbi emozionali, alterazione dell'umore, aggressivita', nervosimo, diminuzione del desiderio sessuale. Non comuni: ideazione suicidaria, allucinazioni. Rari: suicidio, disturbi psichiatrici. >>Patologie del sistema nervoso. Molto comuni: cefalea, capogiri, riduzione della concentrazione. Comuni: diminuzione della memoria, sincope, debolezza, emicrania, ipoestesia, iperestesia, parestesia, tremore, disturbi del gusto, incubi notturni, sonnolenza. Non comuni: neuropatia periferica. Rari: coma, convulsioni, paralisi facciale. >>Patologie dell'occhio. Comuni: visione offuscata, dolore oculare, infiammazione oculare, xeroftalmia. Non comuni: emorragia retinica. Rari: neuropatia ottica, papilledema, retinopatia vascolare, retinopatia, ulcera corneale. Molto rari: perdita della vista. >>Patologie dell'orecchio e del labirinto. Comuni: vertigini, otalgia. Non comuni: perdita dell'udito. >>Patologie cardiache. Comuni: tachicardia, palpitazioni, edema periferico. Rari: infarto del miocardio, scompenso cardiaco congestizio,angina, tachicardia sopraventricolare, aritmia, fibrillazione atriale, pericardite, cardiomiopatia. >>Patologie vascolari. Comuni: vampate.Non comuni: ipertensione. Rari: emorragia cerebrale, vasculite. >>Patologie respiratorie, toraciche e mediastiniche. Molto comuni: dispnea,tosse. Vomuni: dispnea da sforzo, epistassi, nasofaringite, congestione dei seni nasali e paranasali, congestione nasale, rinite, mal di gola. Non comuni: sibili. Rari: polmonite interstiziale, che include esito letale, embolia polmonare. >>Patologie gastrointestinali. Molto comuni: diarrea, nausea, dolore addominale. Comuni: vomito, dispepsia, disfagia, ulcerazioni della bocca, emorragia gengivale, glossite, stomatite, flatulenza, secchezza delle fauci. Non comuni: emorragia gastrointestinale. Rari: ulcera peptica, pancreatite. >>Patologie epatobiliari. Non comune: disfunzione epatica. Rari: insufficienza epatica, colangite, steatosi. >>Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo. Molto comuni: alopecia, dermatite, prurito, secchezza cutanea. Comuni: rash, aumento della sudorazione, psoriasi, orticaria, eczema, disturbi cutanei, reazioni di fotosensibilita', sudori notturni. Non comuni: angioedema. Molto rari: necrolisi epidermica tossica, sindrome di Stevens-Johnson, angioedema, eritema multiforme. >>Patologie del sistema muscoloscheletrico, del tessuto connettivo e delle ossa. Molto comuni: mialgia, artralgia. Comuni: mal di schiena, artrite, debolezza muscolare, dolore osseo, male al collo, dolore muscoloscheletrico, crampi muscolari, Rari: miosite.>>Patologie urinarie e renali. Rari: insufficienza renale. >>Patologie dell'apparato riproduttivo e della mammella. Comuni: impotenza. >>Patologie sistemiche e condizioni relative alla sede disomministrazione. Molto comuni: febbre, brividi, dolore, astenia, affaticamento, reazioni al sito di iniezione, irritabilita'. Comuni: dolore toracico, malattia simil-influenzale, malessere, letargia, vampate,sete. >>Esami diagnositic. Comuni: perdita di peso. >>Traumatismo e avvelenamento. Rari: sovradosaggio di sostanza. Eventi avversi successivi alla commercializzazione. Infezioni e infestazioni: sepsi (frequenza non nota). Patologie del sistema emolinfopoietico: aplasia eritroidepura (frequenza non nota). In corso della terapia con interferoni alfa e' stata riportata un'ampia casistica di patologie autoimmuni e immunomediate, inclusi disordini tiroidei, lupus eritematoso sistemico, artrite reumatoide, porpora trombocitopenica idiopatica e trombotica trombocitopenica, vasculite, neuropatie tra cui mononeuropatie e la malattia di Voght-Koyanagy-Harada. Disturbi psichiatrici: forma maniacale, disordine bipolare (frequenza non nota). Patologie del sistema nervoso: ischemia cerebrale (frequenza non nota). Patologie dell'occhio: distacco retinico essudativo (frequenza non nota). Patologie vascolari: ischemia periferica (frequenza non nota). Patologie gastrointestinali: colite ischemica (frequenza non nota). Patologie del sistema muscoloscheletrico, del tessuto connettivo e delle ossa: rabdomiolisi (frequenzanon nota). Il trattamento e' risultato associato con anomalie dei valori di laboratorio: aumento delle ALT, aumento della bilirubina, disturbi elettrolitici, iperglicemia, ipoglicemia e aumento dei trigliceridi. Il trattamento e' risultato associato con diminuzioni dei valori ematologici, che generalmente migliorano con la modificazione della dose, e ritornano ai valori pre-trattamento entro 4-8 settimane dal termine del trattamento. Si e' osservata una maggiore incidenza di anticorpineutralizzanti nell'epatite cronica B.

GRAVIDANZA E ALLATTAMENTO

Non vi sono dati adeguati riguardanti l'uso del peginterferone alfa-2a in donne in gravidanza. Gli studi condotti su animali hanno evidenziato una tossicita' riproduttiva. Il rischio potenziale per l'uomo non e' noto. Il farmaco deve essere utilizzato durante la gravidanza solo se il possibile beneficio giustifica il rischio potenziale per il feto. Non e' noto se i costituenti di questo medicinale vengano escreti nel latte materno. A causa di potenziali reazioni avverse nei neonati infase di allattamento, l'allattamento deve essere interrotto prima dell'inizio del trattamento. Sono stati dimostrati significativi effetti teratogenici e/o embriocidi in tutte le specie animali esposte a ribavirina. La terapia con ribavirina e' controindicata nella donne in stato di gravidanza. Deve essere prestata estrema cautela per evitare gravidanze nelle pazienti o nelle compagne di pazienti maschi che assumonoil farmaco in associazione con ribavirina. Le pazienti di sesso femminile in eta' fertile e i loro partner devono usare entrambi un contraccettivo efficace durante il trattamento e per 4 mesi dopo aver portatoa termine il trattamento. I pazienti di sesso maschile e le loro partner devono usare entrambi un contraccettivo efficace durante il trattamento e per 7 mesi dopo aver portato a termine il trattamento.

Codice: 035683073
Codice EAN:
Codice ATC: L03AB11
  • Farmaci antineoplastici ed immunomodulatori
  • Immunostimolanti
  • Interferoni
  • Peginterferone alfa-2a
Temperatura di conservazione: da +2 a +8 gradi, al riparo dalla luce, non congelare
Forma farmaceutica: SOLUZIONE INIETTABILE
Scadenza: 48 MESI
Confezionamento: SIRINGA