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ROFERON A SC 1SIR 3MUI 0,5ML

Produttore: ROCHE SPA
FARMACO MUTUABILE
RICETTA LIMITATIVA
Prezzo:

DENOMINAZIONE

ROFERON-A 3 MUI SOLUZIONE INIETTABILE IN SIRINGA PRERIEMPITA

CATEGORIA FARMACOTERAPEUTICA

Antineoplastici e agenti immunomodulatori, interferoni.

PRINCIPI ATTIVI

Ciascuna siringa preriempita contiene 3 milioni di Unita' Internazionali di interferone alfa-2a per 0,5 millilitri (3 MUI/0,5 ml). Contienesurdosaggi di volume.

ECCIPIENTI

Ammonio acetato, sodio cloruro, alcool benzilico (10 mg/1 ml), polisorbato 80, acido acetico glaciale, sodio idrossido, acqua per preparazioni iniettabili.

INDICAZIONI

Leucemia a cellule capellute. Pazienti affetti da AIDS con sarcoma diKaposi asintomatico progressivo con una conta di CD4 >250/mm^3. Leucemia mielogenica cronica positiva al cromosoma Philadelphia in fase cronica. Non e' un trattamento alternativo per pazienti con LMC che hannoun parente HLA identico e per coloro per i quali e' possibile o e' programmato nell'immediato futuro un trapianto di midollo osseo allogenico. Non e' ancora noto se per questa indicazione possa essere considerato come un trattamento con potenziale curativo. Linfoma cutaneo a cellule T. L'interferone alfa-2a puo' dimostrarsi attivo in pazienti con malattia progressiva e che siano non responsivi o non sottoponibili a terapia convenzionale. Pazienti in eta' adulta affetti da epatite B cronica comprovata istologicamente, con marcatori sierici di replicazione virale, cioe' pazienti che risultino positivi per HBV-DNA o HBeAg. Pazienti in eta' adulta con epatite C cronica comprovata istologicamente, positivi per gli anticorpi anti-HCV o per HCV-RNA e con elevati livelli sierici di alanina aminotransferasi (ALT) senza scompenso epatico. Nel trattamento dell'epatite C l'efficacia dell'interferone alfa-2a aumenta quando somministrato in associazione con ribavirina. il prodotto deve essere somministrato in monoterapia principalmente in caso di intolleranza o controindicazione alla ribavirina. Linfoma non Hodgkin follicolare. Carcinoma a cellule renali avanzato. Pazienti con melanoma maligno di stadio II secondo la classificazione AJCC (spessore del tumore secondo Breslow maggiore di 1,5 mm, assenza di interessamento linfonodale o diffusione cutanea), che risultano liberi da malattia doporesezione chirurgica.

CONTROINDICAZIONI/EFF.SECONDAR

Anamnesi di ipersensibilita' all'interferone alfa-2a ricombinante o ad uno qualsiasi degli eccipienti. Pazienti con gravi cardiopatie preesistenti o con anamnesi di cardiopatia. Non e' stato dimostrato alcun effetto cardiotossico diretto, ma e' probabile che tossicita' acute, autolimitanti, (cioe' febbre, brividi) frequentemente associate alla somministrazione del medicinale, possano esacerbare patologie cardiache preesistenti. Gravi disfunzioni renali, epatiche o mieloidi. Sindromi convulsive non controllate e/o compromissione della funzione del sistema nervoso centrale. Epatite cronica con forme di grado avanzato e scompensate di malattia epatica o cirrosi. Epatite cronica che sia in trattamento o sia stata trattata di recente con agenti immunosoppressivi. Alcool benzilico, che e' un eccipiente della soluzione iniettabile, e'stato raramente associato a eventi tossici potenzialmente fatali e reazioni anafilattoidi nei bambini fino a 3 anni. Pertanto, la soluzioneiniettabile del prodotto non deve essere usata nei bambini prematuri,nei neonati, nei lattanti o nei bambini fino a 3 anni. La soluzione contiene 10 mg/ml di alcool benzilico.

POSOLOGIA

Somministrare per iniezione sottocutanea. >>Leucemia a cellule capellute. Dose iniziale: 3 MUI/die per 16-24 settimane. Se compare intolleranza, ridurre a 1,5 MUI o somministrare a 3 volte la settimana, o effettuare entrambe le cose. Dose di mantenimento: 3 MUI 3 volte alla settimana. Se compare intolleranza, ridurre a 1,5 MUI 3 volte a settimana.Trattare per circa 6 mesi prima di decidere se continuare il trattamento per i pazienti responsivi o sospenderlo in quelli non responsivi. Alcuni pazienti sono stati trattati anche per 20 mesi. >>Sarcoma di Kaposi correlato ad AIDS. Non associare ad inibitori della proteasi. Dose iniziale in pazienti di eta' >=18 anni. Giorni 1-3: 3 MUI/die; giorni 4-6: 9 MUI/die; giorni 7-9: 18 MUI/die; se tollerato, giorni 10-84: 36 MUI/die. Dose di mantenimento: somministrare 3 volte alla settimanaalla dose massima tollerata senza superare i 36 MUI. Trattare per un periodo minimo di 10 settimane e preferibilmente per almeno 12 settimane prima di decidere se proseguire il trattamento per i pazienti responsivi o sospenderlo per quelli non responsivi. I pazienti hanno generalmente mostrato segni di risposta dopo circa 3 mesi di terapia. Alcunipazienti sono stati trattati anche per 20 mesi. Se si verifica risposta al trattamento, proseguire almeno finche' non vi sia ulteriore evidenza di tumore. Le lesioni del sarcoma di Kaposi recidivano frequentemente quando il trattamento e' sospeso. >>Leucemia mielogenica cronica.L'interferone alfa-2a e' in grado di determinare prolungate risposte citogenetiche di durata superiore ai 40 mesi. Somministrare per 8-12 settimane nei pazienti di 18 anni o piu' di eta'. Giorni 1-3: 3 MUI/die; giorni 4-6: 6 MUI/die; giorni 7-84: 9 MUI/die. Trattare per un periodo minimo di 8 settimane, preferibilmente per almeno 12 settimane, prima di decidere se continuare o meno il trattamento nei pazienti responsivi o sospenderlo in quelli che non mostrano modificazioni dei parametri ematologici. Trattare i pazienti responsivi fino al conseguimento della risposta ematologica completa o per un periodo massimo di 18 mesi. Tutti i pazienti che ottengono una risposta ematologica completa devono proseguire con 9 MUI/die (ottimale) o 9 MUI 3 volte alla settimana (minimo) per ottenere una risposta citogenetica nel minor tempo possibile. >>Linfoma cutaneo a cellule T (LCCT). Dose iniziale in pazientidi eta' >=18 anni. Giorni 1-3: 3 MUI/die; giorni 4-6: 9 MUI/die; giorni 7-84: 18 MUI/die. Dose di mantenimento: somministrare 3 volte alla settimana al dosaggio massimo tollerato senza superare i 18 MUI. Trattare per un periodo minimo di 8 settimane e, preferibilmente, per almeno 12 settimane prima che il medico possa decidere se continuare il trattamento nei pazienti responsivi o se sospenderlo in quelli non responsivi. La durata minima del trattamento nei pazienti responsivi deve essere di 12 mesi. Alcuni pazienti sono stati trattati anche per 40 mesi. >>Epatite cornica B. La dose e' compresa tra 2,5 MUI e 5,0 MUI/m^2 di superficie corporea 3 volte alla settimana per 4-6 mesi. Il dosaggiopuo' essere aggiustato in base alla tolleranza. Se non si osserva alcun miglioramento dopo 3-4 mesi considerare la sospensione. Bambini: sono state somministrate, senza pericolo, dosi fino a 10 MUI/m^2, ma none' stata dimostrata l'efficacia. >>Epatite C cronica; farmaco in associazione con ribavirina. Pazienti con recidiva: 4,5 MUI 3 volte alla settimana per 6 mesi. Somministrare da 1000 a 1200 mg/die di ribavirinadivisi in 2 somministrazioni (una a colazione e una con il pasto serale). Pazienti naive: somministrare da 3 a 4,5 MUI 3 volte alla settimana per almeno 6 mesi. Nei pazienti con HCV-RNA negativo dopo 6 mesi diterapia, infetti con genotipo 1 e con alta carica virale pretrattamento, prolungare per ulteriori 6 mesi. Somministrare la stessa dose di ribavirina dei pazienti con recidiva. Considerare altri fattori prognostici negativi per il proseguimento della terapia fino a 12 mesi. I pazienti che non hanno ottenuto una risposta virologica dopo 6 mesi generalmente non raggiungono una risposta virologica prolungata nel tempo. >>Epatite C cronica in associazione in monoterapia. Dose iniziale: somministrare come terapia di induzione da 3 a 6 MUI 3 volte a settimana per 6 mesi, se tollerato. Nei pazienti che non rispondono dopo 3 o 4 mesi di trattamento, considerare la sospensione. Dose di mantenimento: i pazienti che hanno ottenuto la normalizzazione dei livelli sierici di ALT e/o nei quali l'HCV-RNA non e' piu' rilevabile richiedono una terapia di mantenimento alla dose di 3 MUI 3 volte a settimana per ulteriori 6 mesi o piu' a lungo, al fine di consolidare la risposta completa. E' consigliata una terapia di almeno 12 mesi. Dopo un adeguato trattamento in monoterapia, la comparsa di un'eventuale recidiva avviene, nella maggior parte dei pazienti, entro 4 mesi dalla fine del ciclo terapeutico. >>Linfoma non Hodgkin follicolare. Somministrare contemporaneamente a un regime chemioterapico convenzionale a 6 MUI/m^2 dal giorno 22 al giorno 26 di ciascun ciclo di 28 giorni. >>Carcinoma renale avanzato, farmaco in combinazione con vinblastina. La terapia in combinazione con vinblastina induce una percentuale di risposte globali di circa il 17-26%, ritarda la progressione della malattia e prolunga la sopravvivenza complessiva in pazienti con carcinoma a cellule renali avanzato. Somministare 3 MUI 3 volte a settimana per una settimana, 9 MUI 3 volte la settimana per la settimana seguente e 18 MUI 3 volte la settimana successivamente. Somministrare la vinblastina per via endovenosa alla dose di 0,1 mg/kg una volta ogni 3 settimane. Se il prodotto alla dose di 18 MUI 3 volte la settimana non e' tollerato la dose puo'essere ridotta a 9 MUI 3 volte la settimana. Trattare da 3 a 12 mesi o fino a comparsa di segni di progressione della malattia. I pazienti che raggiungono una risposta completa possono interrompere 3 mesi dopola stabilizzazione della risposta. >>Carcinoma renale avanzato, farmaco in combinazione con bevacizumab (Avastin). Somministrare 9 MUI 3 volte a settimana fino a progressione di malattia o fino a 12 mesi. Sebbene la terapia possa iniziare a un dosaggio minore, raggiungere 9 MUI entro le prime 2 settimane. Se il prodotto non e' tollerato a 9 MUI 3 volte a settimana, la dose puo' essere ridotta al dosaggio minimo di 3MUI 3 volte la settimana. Somministrare al termine dell'infusione di Avastin. >>Melanoma maligno trattato chirurgicamente. La terapia adiuvante con bassi dosaggi prolunga l'intervallo libero da malattia in pazienti con assenza di interessamento linfonodale o metastasi a distanzadopo resezione chirurgica di melanoma (spessore del tumore >1,5 mm). Somministrare 3 MUI 3 volte a settimana per 18 mesi, iniziando non piu' tardi di 6 settimane dopo l'intervento chirurgico. In caso di intolleranza ridurre a 1,5 MUI 3 volte a settimana.

CONSERVAZIONE

Conservare in frigorifero (2 gradi C - 8 gradi C). Non congelare. Tenere la siringa preriempita nell'imballaggio esterno per proteggere il medicinale dalla luce.

AVVERTENZE

Somministrare sotto la supervisione di un medico qualificato che abbia esperienza nella gestione della rispettiva indicazione. L'appropriata gestione della terapia e delle sue complicazioni e' possibile solo quando siano facilmente disponibili adeguate strutture diagnostiche e terapeutiche. I pazienti devono essere informati non solo dei benefici della terapia ma anche del fatto che probabilmente andranno incontro areazioni avverse. >>Ipersensibilita'. Se si verifica una reazione di ipersensibilita' durante il trattamento con il farmaco o nella terapiadi associazione con ribavirina, il trattamento deve essere interrottoe deve essere istituita immediatamente una terapia medica appropriata. Episodi di eruzione cutanea transitoria non necessitano di interruzione del trattamento. In pazienti trapiantati (ad es. trapianti renali o di midollo osseo) l'immunosoppressione terapeutica puo' risultare indebolita in quanto gli interferoni esercitano anche una azione immunostimolante. >>Febbre/infezioni. Mentre la febbre puo' essere associata alla sindrome simil-influenzale comunemente riportata durante la terapia con interferone, altre cause di febbre persistente, in particolare infezioni gravi (di origine batterica, virale o micotica), devono essere escluse, specialmente nei pazienti con neutropenia. Sono state segnalate infezioni gravi (batteriche, virali, fungine) durante il trattamento con alfa-interferoni, tra cui il prodotto. In questi casi deve essere iniziata immediatamente una terapia antiinfettiva appropriata e deve essere presa in considerazione la sospensione della terapia. >>Psichiatriche. Nei pazienti sottoposti a terapia con interferoni, inclusoil farmaco, possono manifestarsi gravi reazioni avverse di natura psichiatrica. Nei pazienti possono verificarsi depressione, idea suicida,tentativo di suicidio e suicidio, sia in presenza che in assenza di una precedente malattia psichiatrica. I medici devono monitorare tutti i pazienti trattati con il farmaco per verificare l'insorgenza di depressione. I medici, prima dell'inizio della terapia, devono informare ipazienti della possibile insorgenza di stati depressivi e i pazienti devono segnalare immediatamente ogni segno o sintomo di depressione. In questi casi e' necessario prendere in considerazione una cura psichiatrica e/o l'interruzione del trattamento. >>Oftalmiche. Come con altri interferoni, dopo trattamento con il prodotto sono stati segnalati casi di retinopatia, inclusa emorragia retinica, essudati cotonosi, papilledema, trombosi della vena o dell'arteria retinica e neuropatia ottica, che possono portare a perdita della visione. Ogni paziente che manifesti diminuzione o perdita della visione deve sottoporsi a un esameoftalmologico. Poiche' questi eventi a livello oculare possono essereassociati ad altri stati patologici, si raccomanda di eseguire, nei pazienti affetti da diabete mellito o ipertensione, un esame della vista prima dell'inizio della monoterapia con il prodotto o in caso di terapia di associazione con ribavirina. La monoterapia con il farmaco o la terapia di associazione con ribavirina devono essere interrotte in pazienti che sviluppino nuovi disturbi oftalmici o loro peggioramenti. >>Endocrine. Raramente e' stata osservata iperglicemia in pazienti trattati con il prodotto. Tutti i pazienti che sviluppano sintomi di iperglicemia devono essere conseguentemente monitorati e seguiti attraverso misurazioni del glucosio ematico. Pazienti con diabete mellito possono richiedere aggiustamenti del proprio trattamento antidiabetico. Nelcaso in cui sia presente una disfunzione renale, epatica o mieloide di grado da lieve a moderato, e' necessario un attento monitoraggio di queste funzioni. >>Funzione epatica. In rari casi l'interferone alfa e' stato sospettato di causare un'esacerbazione di una malattia autoimmune sottostante in pazienti con epatite. Pertanto, occorre cautela quando vengono trattati pazienti affetti da epatite con storia di malattia autoimmune. Se in questi soggetti si sviluppa un deterioramento della funzione epatica, occorre prendere in considerazione la determinazione degli anticorpi autoimmuni. Se necessario il trattamento deve essere interrotto. >>Soppressione midollare. Particolare cautela deve essere posta nel somministrare il medicinale a pazienti con grave mielosoppressione, in quanto esso possiede effetto soppressivo sul midollo, cheporta a una caduta del numero di leucociti, in particolare dei granulociti, del numero delle piastrine e, meno frequentemente, della concentrazione di emoglobina. Cio' puo' portare ad un aumento del rischio diinfezione o di emorragie. E' importante monitorare attentamente questi eventi nei pazienti ed eseguire periodicamente emocromi completi nelcorso del trattamento con il medicinale sia prima che durante la terapia a intervalli opportuni. >>Autoimmuni. E' stato segnalato lo sviluppo di diversi auto-anticorpi nel corso del trattamento con interferonialfa. Durante la terapia con interferone le manifestazioni cliniche della malattia autoimmune si verificano con frequenza maggiore in soggetti predisposti allo sviluppo di disturbi autoimmuni. In pazienti con anamnesi clinica di disturbi autoimmuni o disturbi autoimmuni sottostanti, si raccomanda sia il monitoraggio dei sintomi caratterizzanti tali disturbi sia la determinazione dei livelli di auto-anticorpi e di TSH. Non e' raccomandato l'impiego nei bambini in quanto non sono state stabilite la sicurezza e l'efficacia. Non e' stata dimostrata l'efficacia in pazienti con epatite B o C cronica in emodialisi o affetti da emofilia o con coinfezione da virus dell'immunodeficienza umana. Questoprodotto contiene meno di 1 mmol di sodio (23 mg) per 0,5 ml ed e' quindi essenzialmente "privo di sodio". I pazienti con coinfezione da HIV e trattati con terapia antiretrovirale altamente attiva (HAART) presentano un aumento del rischio di sviluppare acidosi lattica. Occorre cautela quando si aggiungono il prodotto e ribavirina alla terapia HAART. I pazienti coinfetti con un grado avanzato di cirrosi e trattati con terapia HAART presentano un aumento del rischio di scompenso epaticoe morte. L'aggiunta del trattamento con interferoni alfa da soli o incombinazione con ribavirina puo' aumentare il rischio in questo gruppo di pazienti.

INTERAZIONI

Poiche' gli interferoni alfa alterano il metabolismo cellulare, esiste la possibilita' che venga modificata l'attivita' di altri farmaci. In un piccolo studio, e' stato dimostrato che il prodotto ha un effettosu specifici sistemi enzimatici microsomiali. La rilevanza clinica diqueste osservazioni non e' nota. Gli interferoni alfa possono interferire con i processi metabolici ossidativi; questo fatto deve essere tenuto presente quando si prescrivono terapie concomitanti a base di farmaci metabolizzati secondo questa via metabolica. Tuttavia, non sono ad oggi disponibili informazioni specifiche. E' stato segnalato che il medicinale riduce la clearance della teofillina. Poiche' il farmaco puo' interferire con le funzioni del sistema nervoso centrale, possono verificarsi interazioni in seguito alla somministrazione concomitante di farmaci ad azione centrale. Gli effetti neurotossici, ematotossici ocardiotossici di farmaci somministrati in precedenza o contemporaneamente possono essere potenziati dagli interferoni. I risultati di uno studio clinico controllato in pazienti affetti da carcinoma renale, nonhanno dimostrato alcun effetto di bevacizumab (Avastin) sulla farmacocinetica dell'interferone alfa-2a.

EFFETTI INDESIDERATI

Circa due terzi dei pazienti affetti da tumore hanno sofferto di anoressia e meta' dei pazienti ha lamentato episodi di nausea. In circa unquinto dei pazienti affetti da tumore sono stati osservati disturbi cardiovascolari e polmonari del tipo ipotensione transitoria, ipertensione, edemi, cianosi, aritmie, palpitazioni e dolore toracico. La maggior parte dei pazienti affetti da tumore ha ricevuto dosi significativamente piu' elevate della dose oggi raccomandata, il che puo' spiegare la maggiore frequenza e gravita' delle reazioni avverse in questo gruppo di pazienti rispetto ai pazienti con epatite B in cui le reazioni avverse sono di solito transitorie e i pazienti ritornano allo stato precedente il trattamento entro 1-2 settimane dopo la conclusione della terapia. Sono stati osservati molto raramente disturbi cardiovascolariin pazienti affetti da epatite B, in cui le variazioni dei livelli ditransaminasi di solito segnalano un miglioramento delle condizioni cliniche del paziente. La maggioranza dei pazienti ha lamentato sintomi simil-influenzali, come stanchezza, piressia, brividi, diminuzione dell'appetito, mialgia, cefalea, artralgia e diaforesi. Questi effetti indesiderati acuti di solito possono essere ridotti o eliminati mediantela somministrazione concomitante di paracetamolo e tendono a diminuire continuando la terapia o modificando la dose, sebbene la continuazione della terapia possa provocare letargia, astenia e stanchezza. Le frequenze sono classificate come segue: molto comune (>=1/10), comune (>=1/100 <1/10), non comune (>=1/1000 <=1/100), raro (>=1/10.000 <=1/1000), molto raro (<=1/10.000). Infezioni e infestazioni. Raro: polmonite, Herpes simplex (incluso il peggioramento dell'herpes labiale). Patologie del sistema emolinfopoietico (il ritorno delle gravi deviazioni ematologiche ai livelli pretrattamento si e' solitamente ottenuto da sette a dieci giorni dopo l'interruzione). Molto comune: leucopenia; comune: trombocitopenia, anemia; raro: agranulocitosi, anemia emolitica; molto raro: porpora trombocitopenica idiopatica. Disturbi del sistema immunitario. Raro: patologie autoimmuni, reazioni di ipersensibilita' acuta (orticaria, angioedema, broncospasmo e anafilassi); molto raro: sarcoidosi. Patologie endocrine. Raro: ipotiroidismo, ipertiroidismo, disfunzione tiroidea. Disturbi del metabolismo e della nutrizione. Molto comune: anoressia, nausea, ipocalcemia senza conseguenze; non comune: squilibrio elettrolitico, disidratazione; raro: diabete mellito, iperglicemia; molto raro: ipertrigliceridemia, iperlipidemia. Disturbi psichiatrici. Non comune: depressione, ansia, alterazioni dello stato mentale, stato confusionale, comportamento anormale, nervosismo, alterazione della memoria, disturbi del sonno; raro: suicidio, tentativo di suicidio, idea suicida. Patologie del sistema nervoso. Molto comune: cefalea; comune: disgeusia; non comune: neuropatia, capogiro, ipoestesie, parestesie, tremore, sonnolenza; raro: coma, accidente cerebrovascolare, convulsioni, disfunzione erettile transitoria; molto raro: encefalopatia. Patologie dell'occhio. Non comune: disturbi visivi, congiuntivite; raro: retinopatia ischemica; molto raro: trombosi dell'arteria retinica, neuropatia ottica, emorragia retinica, trombosi della vena retinica, essudati retinici, retinopatia, papilledema. Patologie dell'orecchio e del labirinto. Non comune: vertigini. Patologie cardiache. Comune: aritmia (incluso il blocco atrioventricolare, palpitazioni), palpitazioni, cianosi; raro: arresto cardiorespiratorio, infarto del miocardio, insufficienza cardiaca congestizia, edema polmonare. Patologievascolari. Non comune: ipertensione, ipotensione; raro: vasculite. Patologie respiratorie, toraciche e mediastiniche. Raro: dispnea, tosse.Patologie gastrointestinali. Molto comune: diarrea; comune: vomito, dolore addominale, nausea, bocca secca; raro: pancreatite, ipermotilita' intestinale, stitichezza, dispepsia, flatulenza; molto raro: riattivazione di ulcere peptiche, emorragia gastrointestinale (senza pericolodi vita). Patologie epatobiliari. Raro: insufficienza epatica, epatite, disfunzione epatica. Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo. Molto comune: alopecia (reversibile alla sospensione del trattamento; un aumento della perdita di capelli puo' continuare per parecchie settimane dopo la fine del trattamento), aumento della sudorazione; noncomune: psoriasi (peggioramento o stimolazione della psoriasi), prurito; raro: eruzione cutanea, pelle secca, epistassi, secchezza delle mucose, rinorrea. Patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessutoconnettivo. Molto comune: mialgia, artralgia; raro: lupus eritematososistemico, artrite. Patologie renali e urinarie. Non comune: proteinuria, aumento del numero di cellule nelle urine; raro: insufficienza renale acuta (principalmente in pazienti affetti da tumori con malattia renale), compromissione renale. Patologie sistemiche e condizioni relative alla sede di somministrazione. Molto comune: malattia simil-influenzale, diminuzione dell'appetito, piressia, brividi, stanchezza; comune: dolore toracico, edema; molto raro: necrosi in sede di iniezione, reazione in sede di iniezione. Esami diagnostici. Comune: diminuzione di peso; non comune: aumento delle ALT, aumento delle transaminasi, aumento dei livelli ematici della fosfatasi alcalina; raro: aumento dei livelli ematici di creatinina, aumento dei livelli ematici di urea, aumento dei livelli ematici di bilirubina, aumento dei livelli ematici di acido urico, aumento dei livelli ematici di LDH. Gli interferoni alfa possono associarsi a pancitopenia, e, molto raramente, e' stata riscontrata anemia aplastica. In alcuni pazienti possono formarsi anticorpi neutralizzanti anti-interferone. In certe affezioni cliniche (tumori, lupus eritematoso sistemico, herpes zoster) anticorpi contro l'interferone umano leucocitario possono formarsi anche spontaneamente in pazienti che non hanno mai ricevuto interferoni esogeni. In studi nei quali e' stato utilizzato il prodotto liofilizzato conservato a 25 gradi C, sono stati rilevati anticorpi neutralizzanti il farmaco in circa unquinto dei pazienti. In pazienti con epatite C e' stata osservata, nei soggetti responsivi che sviluppavano anticorpi neutralizzanti, una tendenza alla perdita della risposta nel corso del trattamento e alla perdita della risposta anticipata rispetto ai pazienti che non sviluppavano tali anticorpi. Non e' stata documentata nessun'altra correlazione clinica associata alla presenza di anticorpi verso il prodotto. Il significato clinico dello sviluppo di anticorpi non e' stato completamente chiarito. L'immunogenicita' relativa al prodotto liofilizzato aumenta con il passare del tempo quando il materiale e' conservato a 25 gradi C, mentre non si rileva tale incremento quando e' conservato a 4 gradi C.

GRAVIDANZA E ALLATTAMENTO

Uomini e donne che assumono il medicinale devono mettere in atto una contraccezione efficace. Non vi sono dati adeguati provenienti dall'uso in donne in gravidanza. E' stato osservato un effetto abortivo in scimmie rhesus gravide quando sono state somministrate dosi largamente in eccesso rispetto alla dose raccomandata dall'inizio sino a meta' gravidanza. Sebbene gli studi su animali non indicano che il medicinale e' teratogeno, non e' possibile escludere un danno al feto in seguito all'impiego del farmaco in gravidanza. In gravidanza, somministrare solo se il beneficio per la donna giustifica il rischio potenziale per ilfeto. Non e' noto se questo farmaco venga escreto nel latte umano. E'necessario decidere se sospendere l'allattamento al seno o sospendereil farmaco, tenendo presente l'importanza del farmaco per la madre. >>Uso in associazione con ribavirina in pazienti con epatite cronica C.Sono stati dimostrati significativi effetti teratogeni e/o embriocidiin tutte le specie animali esposte a ribavirina. La terapia con ribavirina e' controindicata in donne in gravidanza. Occorre usare estrema attenzione al fine di evitare gravidanze nelle pazienti o in partner di pazienti uomini che assumono il medicinale in associazione con ribavirina. Sia le pazienti di sesso femminile potenzialmente fertili che iloro partner devono utilizzare una contraccezione efficace durante iltrattamento e nei 4 mesi dopo la conclusione del trattamento. Sia i pazienti di sesso maschile che le loro partner di sesso femminile devono utilizzare una contraccezione efficace durante il trattamento e nei 7 mesi dopo la conclusione del trattamento.

Codice: 025839111
Codice EAN:
Codice ATC: L03AB04
  • Farmaci antineoplastici ed immunomodulatori
  • Immunostimolanti
  • Interferoni
  • Interferone alfa-2a
Temperatura di conservazione: da +2 a +8 gradi, al riparo dalla luce, non congelare
Forma farmaceutica: SOLUZIONE INIETTABILE
Scadenza: 24 MESI
Confezionamento: SIRINGA