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ZERIT 56CPS 15MG

Produttore: BRISTOL-MYERS SQUIBB SRL
FARMACO OSPEDALIERO
Prezzo:

DENOMINAZIONE

ZERIT 15 MG CAPSULA RIGIDA

CATEGORIA FARMACOTERAPEUTICA

Antivirali per uso sistemico, nucleosidi e nucleotidi inibitori dellatrascrittasi inversa.

PRINCIPI ATTIVI

Ciascuna capsula rigida contiene 15 mg di stavudina.

ECCIPIENTI

Contenuto della capsula: lattosio, magnesio stearato, cellulosa microcristallina, sodio amido glicolato. Involucro della capsula: gelatina,ferro ossido colorante (E172), silicio diossido, sodio laurilsolfato,titanio diossido (E171). Gli involucri delle capsule sono marchiati con inchiostro nero edibile contenente: shellac, glicole propilenico, acqua depurata, potassio idrossido, ferro ossido (E172).

INDICAZIONI

In combinazione con altri farmaci antiretrovirali per il trattamento di pazienti adulti e pediatrici (di eta' superiore ai 3 mesi) infetti dal virus HIV solo quando gli altri antiretrovirali non possono essereutilizzati. La durata del trattamento deve essere limitata al tempo piu' breve possibile.

CONTROINDICAZIONI/EFF.SECONDAR

Ipersensibilita' al principio attivo o ad uno qualsiasi degli eccipienti.

POSOLOGIA

La durata della terapia deve essere limitata al tempo piu' breve possibile seguita dal passaggio ad una terapia alternativa appropriata ogni qualvolta cio' sia possibile. Adulti < 60 kg: 30 mg due volte al giorno (ogni 12 ore); adulti >= 60 kg: 40 mg due volte al giorno. Adolescenti, bambini e prima infanzia al di sopra dei 3 mesi di eta'. < 30 kg: 1 mg/kg due volte al giorno (ogni 12 ore); >= 30 kg: dosaggio per adulti. La formulazione in polvere deve essere usata nei bambini di eta'inferiore ai tre mesi. I pazienti adulti che hanno problemi a deglutire le capsule possono passare alla formulazione in polvere di questo medicinale. Se si manifestano sintomi di neuropatia periferica, bisognaconsiderare il passaggio del paziente ad una terapia alternativa. Neirari casi nei quali non e' appropriato, si puo' prendere in considerazione una riduzione del dosaggio della stavudina, tenendo sotto stretto controllo i sintomi di neuropatia periferica e mantenendo una soddisfacente soppressione virologica. Il farmaco non e' stato studiato in modo specifico nei pazienti al di sopra dei 65 anni di eta'. Insufficienza epatica: non e' necessario alcun iniziale aggiustamento di dosaggio. Insufficienza renale. Peso < 60 kg, clcr > 26 e < 50 ml/min: 15 mg due volte al giorno; peso < 60 kg, clcr <= 25 ml/min (compresi i pazienti in dialisi): 15 mg ogni 24 ore; peso >= 60 kg, clcr > 26 e < 50: 20 mg due volte al giorno; peso >= 60 kg, clcr <= 25 ml/min (compresi pazienti in dialisi): 20 mg ogni 24 ore. La clearance della stavudina puo' risultare alterata nei pazienti pediatrici con disfunzione renale:considerare una riduzione della dose e/o un aumento dell'intervallo tra le somministrazioni proporzionale alla riduzione del dosaggio per ipazienti adulti. Non ci sono raccomandazioni sul dosaggio per i pazienti pediatrici con meno di 3 mesi di eta' e con compromissione renale.Per un assorbimento ottimale, il farmaco deve essere assunto a stomaco vuoto (almeno 1 ora prima dei pasti), ma se cio' non fosse possibile, puo' essere assunto con un pasto leggero. Il medicinale puo' anche essere somministrato aprendo con attenzione la capsula rigida e mescolandone il contenuto con il cibo.

CONSERVAZIONE

Conservare a temperatura inferiore a 25 gradi C (blister in alluminio/aclar). Non conservare a temperatura superiore ai 30 gradi C (flaconiin HDPE). Conservare nella confezione originale.

AVVERTENZE

La terapia con stavudina e' associata a numerosi effetti indesideratigravi, come acidosi lattica, lipoatrofia e polineuropatia. Con l'uso di analoghi nucleosidici inibitori della trascrittasi inversa (NRTI) e' stata riportata acidosi lattica. Sintomi precoci (iperlattatemia sintomatica) includono sintomi non gravi a carico dell'apparato digerente, malessere non specifico, perdita di appetito, perdita di peso, sintomi respiratori o neurologici. L'acidosi lattica presenta elevata mortalita' e puo' essere associata a pancreatite, insufficienza epatica, insufficienza renale, o paralisi motoria. L'acidosi lattica si manifestageneralmente dopo alcuni o diversi mesi di trattamento. Il trattamento deve essere interrotto in caso di iperlattatemia sintomatica e acidosi metabolico/lattica, epatomegalia progressiva, o rapido innalzamentodei valori di aminotransferasi. Deve porsi attenzione nel somministrare NRTI a pazienti con epatomegalia, epatite od altri noti fattori di rischio di patologia epatica e steatosi epatica. Pazienti con infezione concomitante da epatite C e trattati con interferone alfa e ribavirina possono costituire una categoria a rischio speciale. Sono stati riportati casi di epatite o insufficienza epatica, talora fatali. Il rischio di reazioni avverse gravi e potenzialmente fatali a carico del fegato e' aumentato nei pazienti con epatite cronica B o C. In presenza di segni di deterioramento dell'epatopatia, si deve prendere in considerazione la sospensione o l'interruzione del trattamento. In caso di rapido aumento dei livelli delle transaminasi, dovra' essere presa in considerazione l'interruzione della terapia e con qualunque medicinale potenzialmente epatotossico. La terapia antiretrovirale combinata e' stata associata a lipodistrofia in pazienti con infezione da HIV. Un rischio maggiore di lipodistrofia e' stato associato alla presenza di fattori individuali ed a fattori legati al farmaco. In pazienti mai sottoposti a trattamento, si e' sviluppata lipoatrofia clinica in una maggiore proporzione di pazienti trattati con stavudina in confronto ad altri nucleosidi. E' stata dimostrata una perdita generalizzata di grassoagli arti nei pazienti trattati con stavudina in confronto all'aumento di grasso agli arti o nessun cambiamento nei pazienti trattati con altri NRTI. Il passaggio dalla stavudina ad altri nucleosidi ha portatoad aumenti del grasso negli arti con miglioramento da modesto a nullodella lipoatrofia clinica. I pazienti trattati devono essere frequentemente esaminati ed interrogati sui sintomi di lipoatrofia. Quando si evidenziano tali segni, si deve considerare l'interruzione della terapia. Occorre prendere in considerazione la misurazione dei lipidi sierici e della glicemia a digiuno. I disordini del metabolismo lipidico devono essere trattati in maniera clinicamente appropriata. Alcuni pazienti sviluppano una neuropatia periferica, spesso avente inizio dopo alcuni mesi di trattamento. I pazienti devono essere controllati per i sintomi e se tali sintomi sono presenti, si deve passare ad una terapiaalternativa. I pazienti con precedenti di pancreatite presentavano una ricomparsa della malattia durante il trattamento. In pazienti affetti da HIV con deficienza immunitaria grave al momento della istituzionedella terapia antiretrovirale di combinazione (CART), puo' insorgere una reazione infiammatoria a patogeni opportunisti asintomatici o residuali e causare condizioni cliniche serie, o il peggioramento dei sintomi. Esempi rilevanti di cio' sono le retiniti da citomegalovirus, le infezioni micobatteriche generalizzate e/o focali e la polmonite da Pneumocystis carinii. Qualsiasi sintomo infiammatorio deve essere valutato e deve essere instaurato un trattamento. Sono stati riportati casi di osteonecrosi. Ai pazienti deve essere raccomandato di rivolgersi almedico in caso di comparsa di fastidi, dolore e rigidita' alle articolazioni, o difficolta' nel movimento. In pazienti infetti dal virus HIV, in trattamento con stavudina in associazione con idrossiurea e didanosina, sono state riportate pancreatite e neuropatia periferica. In pazienti trattati con agenti antiretrovirali ed idrossiurea, sono stateriportate epatotossicita' ed insufficienza epatica che hanno causato la morte: l'idrossiurea non deve essere usata nel trattamento dell'infezione da HIV. Contiene lattosio. Il farmaco non e' stato studiato in pazienti con piu' di 65 anni di eta'. Bambini di eta' inferiore ai 3 mesi: si deve porre particolare attenzione alla storia del trattamento antiretrovirale ed al profilo di resistenza del ceppo HIV della madre.Gli analoghi nucleosidici e nucleotidici hanno dimostrato di provocare danno mitocondriale di vario grado. Ci sono stati casi di disfunzione mitocondriale in bambini HIV-negativi esposti in utero e/o dopo la nascita ad analoghi nucleosidici. Le principali reazioni avverse riportate sono i disordini ematologici ed i disordini metabolici: spesso transitori. Sono stati riportati alcuni disordini neurologici tardivi. Tutti i bambini, esposti in utero ad analoghi nucleosidici e nucleotidici devono essere sottoposti periodicamente ad esami clinici e di laboratorio e devono essere completamente esaminati, in caso di importanti segni o sintomi, per possibile disfunzione mitocondriale.

INTERAZIONI

Dal momento che la stavudina e' attivamente escreta dai tubuli renali, sono possibili interazioni con altri farmaci attivamente escreti perla stessa via. Tuttavia, non si e' osservata alcuna interazione farmacocinetica clinicamente rilevante con lamivudina. La zidovudina e la stavudina sono fosforilate dall'enzima cellulare, che fosforila preferenzialmente la zidovudina, diminuendo percio' la fosforilazione della stavudina alla forma attiva trifosfato. La zidovudina non e' raccomandata per l'uso in combinazione con la stavudina. L'attivazione della stavudina e' inibita dalla doxorubicina e dalla ribavirina ma non da altri farmaci usati nell'infezione da HIV che sono similarmente fosforilati, comunque, la co-somministrazione di stavudina con doxorubicina o ribavirina deve essere effettuata con cautela. Non si sono osservate interazioni clinicamente significative della stavudina o della stavudina piu' la didanosina con il nelfinavir. La stavudina non inibisce le principali isoforme del citocromo P450 CYP1A2, CYP2C9, CYP2C19, CYP2D6 e CYP3A4; percio' e' improbabile che si verifichino interazioni clinicamente significative con medicinali metabolizzati attraverso queste vie.Dato che la stavudina non e' legata alle proteine, non si pensa possainfluenzare la farmacocinetica di medicinali legati alle proteine. Non ci sono stati studi specifici di interazione con altri medicinali. Sono stati effettuati studi di interazione solo negli adulti.

EFFETTI INDESIDERATI

Sommario del profilo di sicurezza. La terapia con stavudina e' associata a numerose reazioni avverse gravi alla cui base e' presente un potenziale meccanismo di tossicita' mitocondriale. Deve essere fatta una attenta valutazione beneficio-rischio e deve essere considerato un antiretrovirale alternativo. Patologie del sistema emolinfopoietico. Raro: anemia; molto raro: trombocitopenia, neutropenia. Patologie endocrine. Non comune: ginecomastia. Disturbi del metabolismo e della nutrizione. Comune: lipoatrofia, lipodistrofia, iperlattatemia asintomatica; non comune: acidosi lattica (in alcuni casi con debolezza motoria), anoressia; raro: iperglicemia; molto raro: diabete mellito. Disturbi psichiatrici. Comune: depressione; non comune: ansia, labilita' emozionale. Patologie del sistema nervoso. Comune: sintomi neurologici periferici, inclusa neuropatia periferica, parestesie e neurite periferica, vertigini, alterazioni dell'attivita' onirica, cefalea, insonnia, disturbi del pensiero, sonnolenza; molto raro: debolezza motoria (piu' spessoriportata in caso di iperlattatemia sintomatica o della sindrome da acidosi lattica). Patologie gastrointestinali. Comune: diarrea, dolore addominale, nausea, dispepsia; non comune: pancreatite, vomito. Patologie epatobiliari. Non comune: epatite o ittero; raro: steatosi epatica; molto raro: insufficienza epatica. Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo. Comune: rash, prurito; non comune: orticaria. Patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivo. Non comune:artralgia, mialgia. Patologie sistemiche e condizioni relative alla sede di somministrazione. Comune: stanchezza; non comune: astenia. Descrizione di reazioni avverse selezionate. Sindrome da riattivazione immunitaria: in pazienti affetti da HIV con deficienza immunitaria grave al momento dell'inizio della terapia antiretrovirale di combinazione (CART), puo' insorgere una reazione infiammatoria a infezioni opportunistiche asintomatiche o residuali. La terapia antiretrovirale di combinazione e' stata associata alla redistribuzione del grasso corporeo (lipodistrofia), nei pazienti con infezione da HIV, inclusi la perdita digrasso sottocutaneo periferico e facciale, l'aumento del grasso addominale e viscerale, l'ipertrofia mammaria e l'accumulo di grasso dorsocervicale (gibbo). In studi clinici randomizzati e controllati su pazienti mai sottoposti a trattamento, si e' sviluppata lipoatrofia clinicain una maggiore proporzione di pazienti trattati con stavudina in confronto ad altri NRTI (tenofovir o abacavir). Nel tempo l'incidenza e la gravita' della lipoatrofia sono cumulative; col passare del tempo lalipoatrofia puo' colpire la maggior parte dei pazienti e spesso non e' reversibile con l'interruzione della terapia con stavudina. La terapia antiretrovirale di combinazione e' stata associata ad anormalita' metaboliche come ipertrigliceridemia, ipercolesterolemia, insulino resistenza, iperglicemia e iperlattemia (molto rare). Casi di osteonecrosisono stati riportati soprattutto in pazienti con fattori di rischio generalmente noti, con malattia da HIV in stadio avanzato e/o esposti per lungo tempo alla terapia antiretrovirale di combinazione (CART). Lafrequenza di tali casi e' sconosciuta. Le alterazioni dei test di laboratorio riportate in questi due studi ed in uno studio in corso di follow-up hanno incluso rialzi delle ALT (> 5 volte i limiti superiori della norma), delle AST (> 5 volte i limiti superiori della norma), della lipasi (>= 2,1 volte i limiti superiori della norma). La macrocitosi in questi studi non e' stata valutata, ma e' stata trovata associataal farmaco in un precedente studio clinico (MCV > 112 fl nel 30% dei pazienti). Adolescenti, bambini e prima infanzia: le reazioni avverse e le anormalita' gravi di laboratorio segnalate negli studi clinici sono stati generalmente simili, come tipo e frequenza, a quelli riscontrati negli adulti. Comunque, una neuropatia periferica clinicamente rilevante e' meno frequente. Anormalita' di laboratorio rilevanti di grado 3-4 riscontrate nei bambini trattati con stavudina sono state: abbassamento dei neutrofili, dell'emoglobina, aumento della ALT e nessuna anormalita' della lipasi. Non sono stati raccolti dati sul livello dell'acido lattico sierico. Si e' rilevato un aumento della mortalita' deibambini nel gruppo di trattamento stavudina piu' didanosina rispetto ai gruppi di trattamento con stavudina, didanosina o zidovudina, con una maggiore incidenza di nascite di bambini nati morti nel gruppo stavudina piu' didanosina. La revisione dei dati di sicurezza post-marketing mostra che reazioni avverse indicative di disfunzione mitocondrialesono state riportate nei neonati e nei bambini esposti ad uno o piu' analoghi nucleosidici. Lo stato di HIV per i neonati ed i bambini di eta' uguale o inferiore a tre mesi e' stato negativo, mentre per bambini piu' grandi tendeva ad essere positivo. Il profilo degli eventi avversi per i neonati ed i bambini di eta' uguale o inferiore a tre mesi ha mostrato aumenti nei livelli dell'acido lattico, neutropenia, anemia, trombocitopenia, aumento delle transaminasi epatiche e dei lipidi, inclusa l'ipertrigliceridemia. Il numero di segnalazioni nei bambini piu' grandi e' stato troppo esiguo per identificare un modello.

GRAVIDANZA E ALLATTAMENTO

Il farmaco non deve essere usato durante la gravidanza, se non in caso di assoluta necessita'. L'esperienza clinica nelle donne incinte e' limitata, ma sono state riportate anomalie congenite ed aborti. Profilassi antiretrovirale, con gli stessi farmaci somministrati alla madre,e' stata somministrata al neonato entro 36 ore dal parto e per le successive 6 settimane. In donne in gravidanza in trattamento con una combinazione di didanosina e stavudina con o senza altra terapia anti-retrovirale e' stata riportata acidosi lattica, talvolta fatale. Tossicita' embrio-fetale e' stata osservata solo negli animali esposti ad altidosaggi. Non ci sono informazioni sufficienti per raccomandare il medicinale nella prevenzione della trasmissione dell'HIV da madre a figlio. La combinazione di stavudina e didanosina deve essere usata con cautela durante la gravidanza. Si raccomanda che donne infette dall'HIV non allattino al seno in alcun caso al fine di evitare la trasmissione del virus. Le madri devono essere avvisate di interrompere l'allattamento al seno prima di assumere il prodotto. Non e' stata rilevata evidenza di infertilita' nei ratti ad elevati livelli di esposizione.

Codice: 032803025
Codice EAN:
Codice ATC: J05AF04
  • Antimicrobici generali per uso sistemico
  • Antivirali per uso sistemico
  • Antivirali ad azione diretta
  • Nucleosidi e nucleotidi inibitori della transcrittasi invers
  • Stavudina
Temperatura di conservazione: inferiore a +25 gradi, conservare il prodotto nella confezione originale
Forma farmaceutica: CAPSULE RIGIDE
Scadenza: 24 MESI
Confezionamento: BLISTER