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ZERIT OS FL 200ML 1MG/1ML

Produttore: BRISTOL-MYERS SQUIBB SRL
FARMACO OSPEDALIERO
Prezzo:

DENOMINAZIONE

ZERIT 200 MG POLVERE PER SOLUZIONE ORALE

CATEGORIA FARMACOTERAPEUTICA

Antivirali ad azione diretta.

PRINCIPI ATTIVI

Stavudina 200 mg. La soluzione ricostituita contiene stavudina 1 mg/ml.

ECCIPIENTI

Aroma di ciliegia; metil-idrossibenzoato (E218); propil-idrossibenzoato (E216); silicio diossido; simeticone; carmellosa sodica; acido sorbico; emulsionanti stearati; saccarosio.

INDICAZIONI

Trattamento in combinazione con altri antiretrovirali di pazienti adulti e pediatrici (dalla nascita) infetti dal virus HIV solo quando glialtri antiretrovirali non possono essere utilizzati. La durata del trattamento deve essere limitata al tempo piu' breve possibile.

CONTROINDICAZIONI/EFF.SECONDAR

Ipersensibilita' al principio attivo o a uno qualsiasi degli eccipienti.

POSOLOGIA

Per i pazienti che iniziano la terapia, la durata deve essere limitata al tempo piu' breve possibile seguita dal passaggio ad una terapia alternativa appropriata ogni qualvolta cio' sia possibile. I pazienti che rimangono in trattamento devono essere valutati frequentemente e passati ad una terapia alternativa appropriata ogni qualvolta cio' sia possibile. Adulti: il dosaggio raccomandato per l'uso orale e' di 30 mgdue volte al giorno per pazienti di peso < 60 kg, e 40 mg due volte al giorno per pazienti di peso >= 60 kg. Adolescenti, bambini e prima infanzia. Dalla nascita al tredicesimo giorno: 0,5 mg/kg 2 volte al giorno; dalla seconda settimana e fino a 30 kg: 1 mg/kg due volte al giorno; per pazienti di peso superiore a 30 kg e' previsto il dosaggio da adulti. Raccomandazioni sul dosaggio non sono disponibili per neonati con un'eta' gestazionale < 37 settimane. La formulazione in polvere deve essere usata nei bambini di eta' inferiore ai tre mesi. I pazienti adulti che hanno problemi a deglutire le capsule dovrebbero passare alla formulazione in polvere. Neuropatia periferica: se se ne manifestano sintomi (generalmente persistente, formicolio, o dolore ai piedi e/oalle mani), bisogna considerare il passaggio del paziente ad una terapia alternativa. Nei rari casi nei quali non e' appropriato, si puo' prendere in considerazione una riduzione del dosaggio, mantenendo una soddisfacente soppressione virologica. I possibili benefici dovuti ad una riduzione del dosaggio in ogni caso devono essere bilanciati in confronto ai rischi che possono derivare da queste misure (concentrazioniintracellulari inferiori). Anziani: il farmaco non e' stato studiato in modo specifico nei pazienti al di sopra dei 65 anni di eta'. Insufficienza epatica: non e' necessario alcun aggiustamento iniziale del dosaggio. Insufficienza renale. Clearance della creatinina 26-50 ml/min:15 mg due volte al giorno per pazienti di peso < 60 kg e 20 mg due volte al giorno per pazienti di peso >= 60 kg. Clearance della creatinina <= 25 ml/min: 15 mg/die per pazienti di peso < 60 kg e 20 mg/die perpazienti di peso >= 60 kg. Dato che l'escrezione urinaria e' anche laprincipale via di eliminazione della stavudina nei pazienti pediatrici, la clearance della stavudina puo' risultare alterata nei pazienti pediatrici con disfunzione renale; sebbene non ci siano dati sufficienti al riguardo, si deve considerare una riduzione della dose e/o un aumento dell'intervallo tra le somministrazioni proporzionale alla riduzione del dosaggio per i pazienti adulti. Non ci sono raccomandazioni sul dosaggio per i pazienti pediatrici con meno di 3 mesi di eta' e con compromissione renale. Per un assorbimento ottimale, il farmaco deve essere assunto a stomaco vuoto (cioe' almeno 1 ora prima dei pasti), mase cio' non fosse possibile, puo' essere assunto con un pasto leggero.

CONSERVAZIONE

Non conservare la polvere secca a temperatura superiore ai 30 gradi C. Conservare nella confezione originale. Tenere il flacone ben chiuso per proteggere il medicinale dall'umidita'.

AVVERTENZE

La terapia con stavudina e' associata a numerosi effetti indesideratigravi, come acidosi lattica, lipoatrofia e polineuropatia, alla cui base e' presente un potenziale meccanismo di tossicita' mitocondriale; per ogni paziente deve essere fatta una valutazione beneficio-rischio e deve essere attentamente valutata una terapia alternativa. Acidosi lattica: si e' verificata con l'uso di analoghi nucleosidici inibitori della trascrittasi inversa (NRTI), di solito associata a epatomegalia e steatosi epatica. Sintomi precoci includono sintomi non gravi a carico dell'apparato digerente, malessere non specifico, perdita di appetito, perdita di peso, sintomi respiratori o neurologici. L'acidosi lattica, si manifesta generalmente dopo alcuni o diversi mesi di trattamento e presenta elevata mortalita'. Deve porsi attenzione nel somministrare NRTI a pazienti con patologie epatiche e, se necessario, valutareuna sospensione del trattamento anche in caso di iperlattatemia sintomatica e acidosi metabolico/lattica o rapido innalzamento dei valori di aminotransferasi. Pazienti con infezione concomitante da epatite C etrattate con interferone alfa e ribavirina possono costituire una categoria a rischio speciale. Pazienti ad alto rischio devono essere seguiti assiduamente. Epatopatie: sono stati riportati casi di epatite o insufficienza epatica, talora fatali. I pazienti con una preesistente disfunzione epatica hanno un'aumentata frequenza di alterazioni della funzione epatica durante la terapia antiretrovirale di combinazione e devono essere controllati secondo la pratica standard. In presenza di segni di deterioramento dell'epatopatia in questi pazienti, o in caso di rapido aumento dei livelli delle transaminasi si deve prendere in considerazione la sospensione o l'interruzione del trattamento. Lipodistrofia e anomalie metaboliche: la terapia antiretrovirale combinata e' stata associata alla redistruzione del grasso corporeo in pazienti coninfezione da HIV. E' stata ipotizzata un'associazione tra lipomatosi viscerale ed inibitori della proteasi e lipoatrofia ed inibitori nucleosidici della trascrittasi inversa (NRTI's). Un rischio maggiore di lipodistrofia e' stato associato alla presenza di fattori individuali, quali l'eta' avanzata, ed a fattori legati al farmaco, come la maggior durata del trattamento antiretrovirale e dei disturbi metabolici ad esso associati. In studi clinici randomizzati e controllati su pazienti mai sottoposti a trattamento, si e' sviluppata lipoatrofia clinica in una maggiore proporzione di pazienti trattati con stavudina in confronto ad altri nucleosidi (tenofovir o abacavir). Mediante scansioni "Dual energy x-ray absorptiometry" (DEXA) e' stata dimostrata una perdita generalizzata di grasso agli arti nei pazienti trattati con stavudina in confronto all'aumento di grasso agli arti o nessun cambiamento nei pazienti trattati con altri NRTI. Negli studi clinici, il passaggio dalla stavudina ad altri nucleosidi ha portato ad aumenti del grasso negli arti con miglioramento da modesto a nullo di lipoatrofia clinica. Occorre misurare i livelli dei lipidi sierici e della glicemia a digiuno. Neuropatia periferica: spesso inizia dopo alcuni mesi di trattamento. I pazienti con precedenti di neuropatia o con altri fattori di rischio (per esempio, alcol, medicinali come l'isoniazide) sono particolarmente a rischio. I pazienti devono essere controllati per i sintomi (parestesia persistente, formicolio o dolore ai piedi/alle mani) e se sono presenti, si deve passare ad una terapia alternativa. Pancreatite: i pazienti con precedenti di pancreatite presentavano un'incidenza di circa il 5% di ricomparsa della malattia durante il trattamento, rispetto a circa il 2% nei pazienti senza tali precedenti; i pazienti a rischio o quelli che assumono prodotti noti per essere in grado di causare pancreatite devono essere attentamente monitorati. Sindrome da riattivazione immunitaria: in pazienti affetti da HIV con deficienza immunitaria grave al momento della istituzione della terapia antiretroviraledi combinazione (CART), puo' insorgere una reazione infiammatoria a patogeni opportunisti asintomatici o residuali e causare condizioni cliniche serie, o il peggioramento dei sintomi; tali reazioni sono state osservate entro le primissime settimane o mesi dall'inizio della terapia. Osteonecrosi: sebbene l'eziologia sia considerata multifattoriale,sono stati riportati casi soprattutto nei pazienti con malattia da HIV in stadio avanzato e/o esposti per lungo tempo alla terapia CART. Pazienti diabetici: la polvere ricostituita per soluzione orale contiene50 mg di saccarosio per ml di soluzione ricostituita. Associazioni non raccomandate: in pazienti infetti dal virus HIV, in trattamento con stavudina in associazione con idrossiurea e didanosina, sono state riportate pancreatite (fatale e non fatale) e neuropatia periferica (in alcuni casi grave). Durante la farmacovigilanza post-marketing, sono state riportate anche epatotossicita' ed insufficienza epatica (anche fatale); eventi epatici fatali sono stati riportati piu' spesso in pazienti trattati con stavudina, idrossiurea e didanosina. Per questo motivo l'idrossiurea non deve essere usata nel trattamento dell'infezione da HIV. Anziani: il farmaco non e' stato specificamente studiato in pazienti con piu' di 65 anni di eta'. Neonati e bambini di eta' inferioreai 3 mesi: sono disponibili dati di sicurezza da studi clinici fino a6 settimane di trattamento. Si deve porre particolare attenzione allastoria del trattamento antiretrovirale ed al profilo di resistenza del ceppo HIV della madre. Disfunzione mitocondriale: in vitro ed in vivo, gli analoghi nucleosidici e nucleotidici hanno dimostrato di provocare danno mitocondriale di vario grado. Ci sono stati casi di disfunzione mitocondriale in bambini HIV-negativi esposti in utero e/o dopo lanascita ad analoghi nucleosidici. Le principali reazioni avverse riportate sono i disordini ematologici, i disordini metabolici e disordinineurologici (tardivi); spesso sono transitori. Tutti i bambini, esposti in utero ad analoghi nucleosidici e nucleotidici, anche bambini HIV-negativi, devono essere sottoposti periodicamente ad esami clinici e di laboratorio e devono essere completamente esaminati, in caso di importanti segni o sintomi, per possibile disfunzione mitocondriale. Questi risultati non pregiudicano le attuali raccomandazioni locali sull'uso della terapia antiretrovirale su donne incinte per prevenire la trasmissione verticale del virus dell'HIV.

INTERAZIONI

Dal momento che la stavudina e' attivamente escreta dai tubuli renali, sono possibili interazioni con altri farmaci attivamente escreti perla stessa via, ad es. con trimetoprim. Tuttavia, non si sono osservate interazioni farmacocinetiche clinicamente rilevanti con lamivudina. La zidovudina e la stavudina sono fosforilate dall'enzima cellulare (timidina chinasi), che fosforila preferenzialmente la zidovudina, diminuendo percio' la fosforilazione della stavudina alla forma attiva trifosfato. Percio' la zidovudina non e' raccomandata per l'uso in combinazione con la stavudina. Gli studi in vitro indicano che l'attivazione della stavudina e' inibita dalla doxorubicina e dalla ribavirina ma non da altri medicinali usati nell'infezione da HIV che sono similarmente fosforilati, comunque, la co-somministrazione di stavudina con doxorubicina o ribavirina deve essere effettuata con cautela. L'influenza della stavudina sulla cinetica della fosforilazione degli analoghi nucleosidici diversi dalla zidovudina non e' stata studiata. Non si sono osservate interazioni clinicamente significative della stavudina o della stavudina piu' la didanosina con il nelfinavir. La stavudina non inibisce le principali isoforme del citocromo P450 CYP1A2, CYP2C9, CYP2C19, CYP2D6 e CYP3A4; percio' e' improbabile che si verifichino interazioni clinicamente significative con medicinali metabolizzati attraversoqueste vie. Dato che la stavudina non e' legata alle proteine, non sipensa possa influenzare la farmacocinetica di medicinali legati alle proteine. Non ci sono stati studi specifici di interazione con altri medicinali. Sono stati effettuati studi di interazione solo negli adulti.

EFFETTI INDESIDERATI

Patologie del sistema emolinfopoietico. Raro: anemia; molto raro: trombocitopenia, neutropenia. Patologie endocrine. Non comune: ginecomastia. Disturbi del metabolismo e della nutrizione. Comune: lipoatrofia, lipodistrofia, iperlattatemia asintomatica; non comune: acidosi lattica (in alcuni casi con debolezza motoria), anoressia; raro: iperglicemia; molto raro: diabete mellito. Disturbi psichiatrici. Comune: depressione; non comune: ansia, labilita' emozionale. Patologie del sistema nervoso. Comune: sintomi neurologici periferici, inclusa neuropatia periferica, parestesie e neurite periferica, vertigini, alterazioni dell'attivita' onirica, cefalea, insonnia, disturbi del pensiero, sonnolenza; molto raro: debolezza motoria (piu' spesso riportata in caso di iperlattatemia sintomatica o della sindrome da acidosi lattica). Patologie gastrointestinali. Comune: diarrea, dolore addominale, nausea, dispepsia; non comune: pancreatite, vomito. Patologie epatobiliari. Non comune: epatite o ittero; raro: steatosi epatica; molto raro: insufficienza epatica. Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo. Comune: rash, prurito; non comune: orticaria. Patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivo. Non comune: artralgia, mialgia. Patologie sistemiche e condizioni relative alla sede di somministrazione. Comune: stanchezza; non comune: astenia. Descrizione di reazioni avverse selezionate. Sindrome da riattivazione immunitaria: in pazienti affetti da HIV con deficienza immunitaria grave al momento dell'inizio della terapia antiretrovirale di combinazione (CART), puo' insorgere unareazione infiammatoria a infezioni opportunistiche asintomatiche o residuali. Lipodistrofia e anomalie metaboliche: la terapia antiretrovirale di combinazione e' stata associata alla redistribuzione del grassocorporeo nei pazienti con infezione da HIV, inclusi la perdita di grasso sottocutaneo periferico e facciale, l'aumento del grasso addominale e viscerale, l'ipertrofia mammaria e l'accumulo di grasso dorsocervicale (gibbo; rari). La terapia antiretrovirale di combinazione e' stata associata ad anormalita' metaboliche come ipertrigliceridemia, ipercolesterolemia, insulino resistenza, iperglicemia e iperlattemia (moltorare). Osteonecrosi: casi di osteonecrosi, la cui frequenza non e' nota, sono stati riportati soprattutto in pazienti con fattori di rischio generalmente noti, con malattia da HIV in stadio avanzato e/o esposti per lungo tempo alla terapia antiretrovirale di combinazione (CART).Adolescenti, bambini e prima infanzia: le reazioni avverse e le anormalita' gravi di laboratorio segnalate in pazienti pediatrici che hannoricevuto stavudina negli studi clinici sono stati generalmente simili, come tipo e frequenza, a quelli riscontrati negli adulti. Comunque una neuropatia periferica clinicamente rilevante e' meno frequente. Anormalita' di laboratorio rilevanti di grado 3-4 riscontrate nei bambinitrattati con stavudina sono state: abbassamento dei neutrofili, dell'emoglobina, aumento della ALT e nessuna anormalita' della lipasi. Non sono stati raccolti dati sul livello dell'acido lattico sierico. Tuttavia, si e' rilevato un aumento della mortalita' dei bambini nel gruppodi trattamento stavudina e didanosina rispetto ai gruppi di trattamento con stavudina, didanosina o zidovudina, con una maggiore incidenzadi nascite di bambini nati morti nel gruppo stavudina/didanosina. Disfunzione mitocondriale: la revisione dei dati di sicurezza post-marketing mostra che reazioni avverse indicative di disfunzione mitocondriale sono state riportate nei neonati e nei bambini esposti ad uno o piu'analoghi nucleosidici. Lo stato di HIV per i neonati ed i bambini di eta' uguale o inferiore a tre mesi e' stato negativo, mentre per bambini piu' grandi tendeva ad essere positivo. Il profilo degli eventi avversi per i neonati ed i bambini di eta' uguale o inferiore a tre mesi ha mostrato aumenti nei livelli dell'acido lattico, neutropenia, anemia, trombocitopenia, aumento delle transaminasi epatiche e dei lipidi, inclusa l'ipertrigliceridemia. Il numero di segnalazioni nei bambini piu' grandi e' stato troppo esiguo per identificare un modello.

GRAVIDANZA E ALLATTAMENTO

Il farmaco non deve essere usato durante la gravidanza, se non in caso di assoluta necessita'. L'esperienza clinica nelle donne incinte e' limitata, ma sono state riportate anomalie congenite ed aborti. StudioAI455-094: donne incinte mai trattate in precedenza sono state arruolate nello studio negli ultimi due mesi di gravidanza ed hanno ricevutoterapia antiretrovirale fino al parto; profilassi antiretrovirale, con gli stessi farmaci somministrati alla madre, e' stata somministrata al neonato. Nei bracci di studio con stavudina, i neonati sono stati trattati con stavudina 1 mg/kg BID. Le coppie madre-figlio sono state randomizzate in modo da ricevere sia stavudina, che didanosina, che stavudina piu' didanosina o zidovudina. Intervallo di confidenza per la trasmissione materno-fetale (95%): 5,4-19,3% (stavudina); 5,2-18,7% (didanosina); 1,3-11,2% (stavudina/didanosina) e 1,9-12,6% per la zidovudina. Dati preliminari di sicurezza da questo studio hanno dimostrato un aumento della mortalita' dei bambini nel gruppo di trattamento stavudina/didanosina (10%) rispetto ai gruppi in trattamento con stavudina (2%), didanosina (3%) o zidovudina (6%), con una maggiore incidenza dibambini nati morti nel gruppo stavudina piu' didanosina. Non sono stati raccolti in questo studio dati sul livello di acido lattico sierico. Comunque, in donne in gravidanza in trattamento con una combinazionedi didanosina e stavudina con o senza altra terapia anti-retrovirale e' stata riportata acidosi lattica, talvolta fatale. Tossicita' embrio-fetale e' stata osservata solo negli animali esposti ad alti dosaggi.Studi preclinici hanno dimostrato il passaggio della stavudina attraverso la placenta. Il farmaco deve essere usato in gravidanza solo dopoopportune considerazioni; non ci sono informazioni sufficienti per raccomandare il medicinale nella prevenzione della trasmissione dell'HIVda madre a figlio. Inoltre, la combinazione di stavudina e didanosinadeve essere usata con cautela durante la gravidanza ed e' raccomandata solo se il potenziale beneficio supera il potenziale rischio. Si raccomanda che donne infette dall'HIV non allattino al seno in alcun casoal fine di evitare la trasmissione del virus. I dati disponibili sull'escrezione di stavudina nel latte materno non sono sufficienti per determinare il rischio nel bambino. Studi sui ratti in allattamento hanno mostrato che la stavudina e' escreta nel latte materno. Percio', le madri devono essere avvisate di interrompere l'allattamento al seno prima di assumere il farmaco. Non e' stata rilevata evidenza di infertilita' nei ratti ad elevati livelli di esposizione.

Codice: 032803090
Codice EAN:
Codice ATC: J05AF04
  • Antimicrobici generali per uso sistemico
  • Antivirali per uso sistemico
  • Antivirali ad azione diretta
  • Nucleosidi e nucleotidi inibitori della transcrittasi invers
  • Stavudina
Temperatura di conservazione: non superiore a +30 gradi, in luogo asciutto
Forma farmaceutica: POLVERE PER SOLUZIONE ORALE
Scadenza: 24 MESI
Confezionamento: FLACONE